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IvreaTraffico, 30 minutiper piazza BallaSpettabile redazione de La Sentinella, sono un cittadino di Ivrea e vi invio questa lettera per protestare energicamente per la situazione di traffico davvero critica nel pomeriggio-sera lungo corso Re Umberto per arrivare a piazza Balla. Il traffico procede dalle 16,30 talvolta sino alle 19 con estrema lentezza a causa del blocco nella rotonda di piazza Balla, per la precedenza continua che hanno le auto che provengono da via Circonvallazione. Per percorrere questo tratto di strada possono anche essere necessari 25-30 minuti talvolta, il che è paradossale. È cosa nota da tempo ma non sono state fatte della correzioni.Quando intervengono i vigili all'incrocio di piazza Balla la situazione migliora, ma tali interventi sono per periodi brevi e non tutti i giorni, evidentemente per impegni diversi di tali professionisti.Quella che sembra più ovvia è la reintroduzione di un semaforo in piazza Balla che darebbe i corretti intervalli di accesso alle auto provenienti da corso Re Umberto e a quelle da via Circonvallazione. Si ritiene che non dovrebbe essere eliminata la rotonda citata, ma che i semafori potrebbero convivere con essa. Il malumore per tale grossa difficoltà di circolazione è condiviso dai miei conoscenti e da tutte le persone con cui ho avuto uno scambio di idee in materia. Tutti ritengono che il riguardo per le esigenze dei cittadini dovrebbe essere una priorità per l'amministrazione comunale.Con i migliori salutiFederico CorradiIvreaDa Ford a OlivettiI valori etici del lavoroEgregio direttore, non poteva che essere un imprenditore lungimirante, un visionario, un rivoluzionario, oppure, chissà, queste ed altre cose insieme, se già nel 1914 - andando contro corrente - raddoppiò, in un sol colpo, il salario ai suoi dipendenti. Con più soldi in saccoccia, questi, sosteneva il buon Henry, avrebbero avuto più possibilità di acquistare anche i prodotti del loro lavoro. Visto il successo ottenuto con la giornata lavorativa delle otto ore, fu ancora - dodici anni dopo - lo stesso Henry Ford ad istituire, nei suoi stabilimenti, la settimana corta: da lunedì a venerdì. Si era, è bene ricordarlo, nei primi giorni dell'autunno del 1926. Dato che da cosa nasce cosa, una trentina di anni dopo anche nello stabilimento Olivetti di Agliè, nel 1956, per l'esattezza e primo in Italia, l'orario di lavoro passò dalle 48 alle 45 ore settimanali e, cosa non meno importante, lo fu a parità di salario. La stessa normativa fu poi, si ricorda ancora oggi, estesa a tutti gli altri stabilimenti Olivetti di Ivrea. Il primo giugno dell'anno dopo,1957, anche a Ivrea fu istituita, per gli stabilimenti del gruppo, la settimana corta: da lunedì a venerdì, il tutto a salario invariato. Insomma, già allora uno sprone non indifferente per quelle attività volte, non solo alla rivalutazione, stabilizzazione e valorizzazione della famiglia, ma anche a quelle attinenti il tempo libero. Oggi, pur con i macchinismi tecnologici che consentono indici di produttività e redditività di tutto rispetto, si ha la sensazione che la centralità dell'uomo si stia poco a poco degenerando verso altre più discutibili attribuzioni.I valori etici e sociali di cui Bruno Caizzi nel suo libro Gli Olivetti, attribuisce all'ingegnere Adriano, paiono, giorno dopo giorno, sempre più dissolversi nel nulla. Riflettere sul tema in oggetto non può essere, credo, solo un esercizio di analisi sull'intrinseca natura dell'individuo-uomo, ma anche un modo attraverso il quale compiere quelle scelte che contemplino, tra le altre, anche il reintegro di quell'insieme di valori etici e sociali divenuti, ahimè, quanto mai sporadici e periferici nel mondo del lavoro d'oggidì. C'è da riflettere, non c'è che dire.Alessandro CrottaIvreaDedicato alla maestraMilena BergantinIl 20 giugno 2019 si è spenta, dopo una lunga malattia, la maestra Milena Bergantin apprezzata insegnante alla scuola primaria A. Olivetti, zona San Grato. Nell'ultimo anno di vita, passato al Saudino, amava trascorrere i pomeriggi con le varie colleghe che andavano a trovarla parlando di scuola, alunni, materie scolastiche. Erano gli unici momenti di spensieratezza e serenità in cui sembrava rianimarsi. Vorrei ricordarla con le parole di Daniel Pennac, autore e maestro francese che lei apprezzava e di cui aveva letto i libri. "Adoro insegnare. Se voglio sperare nella loro pigna presenza, devo aiutarli a calarsi nella mia lezione. Come riuscirci? È qualcosa che si impara, sopratutto sul campo, col tempo. Una sola certezza, la presenza dei miei allievi dipende strettamente dalla mia: dal mio essere presente all'intera classe e a ogni individuo in particolare, dalla mia presenza alla mia materia, dalla mia presenza fisica, intellettuale e mentale, per i minuti in cui durerà la mia lezione".Di fronte alla liquefazione delle scuole c'è qualcosa che resiste: sono gli insegnanti nel loro rapporto con il desiderio di sapere. C'è qualcosa per cui, ogni anno, i docenti riescono a dire "Facciamo proprio un bel mestiere". A Milena da una ex collegaTeodora AlbergoniIvreaRegime forfettario,meno autonomiQuest'anno, per effetto delle modifiche alla flat tax degli autonomi contenute nella manovra di bilancio, 10 mila lavoratori neo iscritti al regime forfetario dovranno rinunciare all'attività autonoma. Si tratta di tutti coloro che hanno aperto la partita Iva nel 2019, ma che avevano contemporaneamente un reddito da lavoro dipendente o assimilato. La legge di bilancio per il 2020 prevede, infatti, l'introduzione di nuovi requisiti di accesso al regime forfetario, da possedere l'anno precedente all'applicazione del regime. Tra questi, il non aver percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del Tuir, eccedenti l'importo di 30mila euro. Tale condizione sembra, in particolare, svantaggiare i titolati di partita Iva con un'età compresa tra i 51 e i 65 anni (4.084 abbandoni) e i pensionati over 65 (3.527). A fornire questi dati è lo studio "Regime forfetario: i dati 2019 e la proiezione sul 2020", redatto dall'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, realizzato in collaborazione con il Dipartimento Economia e Fiscalità del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, che ha analizzato i dati delle aperture delle partite Iva avvenute durante i primi 9 mesi del 2019, con particolare riferimento ai soggetti che hanno aderito al forfetario a seguito delle modifiche introdotte dalla manovra 2019, ed effettuato una stima dei soggetti che quest'anno saranno costretti ad abbandonare il forfetario.L'analisi dell'Osservatorio stima che a dicembre 2019 si conterebbero 269.569 nuove iscrizioni in regime forfetario, oltre i due terzi (67,5%) del totale delle nuove iscrizioni 2019 (399.584). Facendo riferimento al nuovo regime forfetario, a fine 2019, ci sarebbero 554.902 aderenti, dati dalla somma dei 285.333 autonomi che nelle dichiarazioni Iva di aprile 2019 hanno optato per il nuovo regime forfetario e le 269.569 nuove iscrizioni che hanno aderito al regime.Il dato 2019 mostra un incremento di circa 40 mila soggetti (+11%) rispetto al 2018. Analizzando nel dettaglio le variazioni per classi di età, sono i soggetti con oltre 65 anni (+25,8% rispetto al 2018) e i lavoratori adulti (+19,7%) a trainare l'aumento annuale. Inoltre, osservando l'andamento per settore economico, si registrano aumenti consistenti nel settore dei servizi medico-sanitari (+274%) e fra le attività professionali, scientifiche e tecniche (+48%).Guardando la convenienza del nuovo regime forfetario (+40.000), l'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro ha provato a valutare quanto di questo incremento dipenda dalla condizione di favore dovuta all'assenza della soglia, recentemente introdotta dalla finanziaria 2020, che vincola l'applicabilità del nuovo regime ad un reddito da lavoro dipendente e assimilato di 30mila euro. Dall'analisi risulta che 10 mila lavoratori con redditi da lavoro o da pensione non avranno più convenienza quest'anno a svolgere un'attività autonoma. In particolare, desisteranno dall'arrotondare la pensione circa 3,5 mila neo iscritti over 65.Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro