Nuova Manital tra dubbi e tanti debiti
Rita ColaIVREA. Le parole d'ordine dei nuovi vertici di Manital sono: rassicurare e raccontare l'azienda che sarà. L'impresa è titanica per Luigi Grosso, ingegnere, già il secondo amministratore delegato targato Igi investimenti. È affidato a Grosso soltanto il compito di spiegare la Manital del futuro, nella conferenza stampa organizzata ieri pomeriggio al castello di Parella. Giuseppe Incarnato, numero uno di Igi investimenti e anche di Fsaspa srl (che ha la quasi totalità delle quote di Igi, ndr), non partecipa e lascia il campo al suo ad. Ce la mette tutta, Grosso, ma la situazione è oggettivamente molto difficile e le perplessità, i dubbi e le domande senza risposta restano parecchie.La situazione, in azienda, è esplosiva, con tantissimi lavoratori che devono incassare mesi di salari e un debito monstre dell'azienda, che cresce di giorno in giorno con l'allungarsi dell'elenco dei decreti ingiuntivi. A domanda, Grosso dice che il debito effettivo si aggira sui 65 milioni di euro. Era di 46 milioni a fine settembre. «Ci sono tre gruppi di legali che stanno lavorando - spiega - alla ristrutturazione del debito». L'obiettivo è quello di disinnescare l'effetto moltiplicatore e paralizzante dei decreti ingiuntivi. Diverse sono le fasi. L'obiettivo della nuova Manital è quello di arrivare all'udienza del 20 dicembre in tribunale con i salari pagati e in mano un accordo coni creditori. Come fare? Grosso dice che è stato dato mandato di chiedere le surroghe e che, a partire da lunedì, i salari degli altri lavoratori cominceranno a essere pagati. Il tema dei salari diventa centrale. «Non può esserci sviluppo né progettualità di futuro se non si trova il modo di garantire il pagamento degli stipendi», è il senso degli interventi dei sindacalisti. Sul futuro, Grosso illustra tutti i punti del piano industriale: nuovo nome e nuovo simbolo per Manitalidea (sarà Italmantec, con il lambda, caro a Incarnato), via dal settore pubblico, tecnologia per seguire il mercato privato del facility management e apertura ai mercati dell'est Europa e in Azerbajan, 50 milioni di ricapitalizzazione. Le perplessità restano sul piatto: non ci sono, al momento, nomi di nuovi committenti anche se Grosso dice che, per Ivrea, dove lavorano una settantina di persone, sono previste nuove assunzioni di figure specialistiche, a cominciare dagli ingegneri. Nella sua lunga premessa, Grosso racconta di avere coltivato una laurea in urbanistica ambientale per passione, di aver letto quasi tutto su Olivetti, di ammirare Adriano e la sua visione di comunità. Non convince, però.E il confronto diventa con le domande del sindacato che racconta la quotidianità dei lavoratori Manital senza soldi. Alberto Mancino, Uilm: «Per favore, non citi più Olivetti. In tutto questo piano industriale, mi sarei aspettato un atto di buona volontà con il pagamento dei salari. Non si possono spacciare le surroghe per pagamento degli stipendi». Giovanni Bunone, Fisascat Cisl: «Ogni giorno inviamo mail di posta certificata e non abbiamo risposta. I lavoratori, per essere pagati, devono fare le ingiunzioni». Molte domande sono anche della deputata M5s Jessica Costanzo, della commissione lavoro della Camera. In sala, a un certo punto, sono invitati in sala anche i lavoratori Mgc, in presidio dal 4 novembre davanti al castello di Parella. I 24 lavoratori Mgc sono l'esempio plastico di una situazione generalizzata anche se sono gli unici che hanno acceso un faro di attenzione su Manital. Devono avere i salari di agosto, settembre e non ci sono stati i versamenti alla cassa edile. Lunedì sera, davanti al sindaco Stefano Sertoli, hanno avuto in mano un assegno per ottobre, ma con tutte le buste paga sbagliate. Entro il 20 anche loro dovranno avere gli arretrati. --