Donaera presenta Io sono la bestia Storie d'amore anomale e brutali

IVREA. Appuntamento alla libreria Livrè di Ivrea, in via Circonvallazione 24, sabato 16, alle 19, con Andrea Donaera che presenterà il suo primo romanzo, Io sono la bestia, pubblicato da Nn Editore. «Un libro - spiega l'autore - per chi vorrebbe entrare in un libro, così da fermarsi in quelle pagine di mondo, per chi adora fare colazione con giornali, caffè e pasticciotti, per chi ha fatto di una scopa una chitarra cantando Come as your are dei Nirvana, e per chi ricorda la prima volta che ha provato paura per qualcun altro, la scossa profondissima che gli ha tolto le parole e squarciato il cuore». Mimì, raccontano le note di presentazione diffuse dalla casa editrice, è folle di dolore: il figlio Michele, quindici anni, si è tolto la vita. Si dice che sia colpa di Nicole, la compagna di scuola, che ha rifiutato, ridendo, il suo regalo, un quaderno di poesie. Mimì non è un padre come gli altri. È un boss della Sacra, e per quel gesto vuole vendetta: così prende Nicole e la rinchiude in una casa sperduta nella campagna salentina. Il guardiano della casa, Veli, rivede in Nicole la ragazza che ama: Arianna, la figlia maggiore di Mimì. Anche Arianna ama Veli. O forse lo amava, prima che la morte del fratello bruciasse tutto e tutti come un incendio. Tra Veli e Nicole fiorisce un legame fatto di racconti e silenzi, ma anche di sfida e ferocia. In una narrazione a più voci, animata da una lingua che impasta prosa, poesia e musica, Io sono la bestia racconta storie d'amore anomale, brutali, interrotte. Ma Donaera racconta soprattutto un destino di violenza scolpito nella pietra del linguaggio, che esplode travolgendo l'innocenza di personaggi e luoghi. L'autore è nato nel 1989 a Maglie ed è cresciuto a Gallipoli. Nel 2019 ha pubblicato la raccolta Una Madonna che mai appare all'interno del XIV Quaderno italiano di poesia contemporanea. «Io sono la bestia è il suo primo romanzo - spiega l'autore - Per tre anni ho tenuto ferma la storia. Avevo pronta la storia e avevo in mente le varie lingue che avrei voluto usare, ma non scrivevo. Ogni notte, prima di dormire, pensavo all'incipit di un capitolo che poi puntualmente dimenticavo». «Soltanto una volta a Bologna, e dopo aver scritto 150 pagine in trenta giorni, - conclude - ho capito: era quel mio posto d'origine a bloccarmi. Perché Io sono la bestia voleva parlare proprio di quei luoghi, del peggiore strato sociale che ne determina consuetudini e norme». --