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il retroscenaIlario LombardoChe cosa ha in mente Luigi Di Maio? La domanda, alla fine, è sempre la stessa, rimuginata come un cattivo pensiero da settimane, da chiunque circondi il capo politico del M5S. Solo che prima erano i parlamentari spaesati, perlopiù sconosciuti o frustrati nella loro distanza dal governo, incapaci di comprendere il senso delle scelte del leader. Ora invece la stessa domanda se la pongono, perplessi, grillini di prima linea, i cosiddetti fedelissimi di Di Maio: i ministri Bonafede e Patuanelli, il sottosegretario Fraccaro, la vicepresidente del Senato Paola Taverna. Non capiscono l'ondeggiare del leader, spinto da venti di improvvisazione più che da un disegno chiaro di governo. Ne parlano tanto nel M5S. E ieri ne parlavano deputati e senatori, alla luce degli eventi del mattino a Palazzo Chigi. La scena è questa. Il premier Giuseppe Conte convoca i parlamentari tarantini del M5S, e con loro Barbara Lezzi, la salentina ex ministra che dopo aver inghiottito l'ok al gasdotto Tap ha ritrovato un certo agio a vestire i panni dell'irriducibile sul no all'immunità penale per la gestione dell'ex Ilva. È con Lezzi che Conte ha il confronto più schietto, prima che la senatrice abbandoni l'incontro in anticipo. Di Maio, testimoniano i presenti, tace per tutto il tempo. Di fronte al muro innalzato dai tarantini prende la parola solo all'ultimo per chiarire che lo scudo lo vogliono anche gli operai sostenuti dai sindacati e che su questo produrranno un documento ai magistrati. Poi dice: «Il Parlamento è sovrano e per quanto mi riguarda avrà l'ultima parola. Ma è ovvio che sullo scudo, se decideremo in questo senso, andrà messa la fiducia. Dobbiamo avere coraggio delle nostre scelte e ognuno deve assumersi le sue responsabilità». Ragionamento lineare, se non fosse che tra chi era lì ha lasciato una sensazione di ambiguità. Perché arrivare fino al punto di evocare la crisi, anche di fronte a Conte e a un pezzo di governo? In realtà Di Maio aveva già fatto questo avvertimento, venerdì alla riunione con i direttivi dei 5S di Camera e Senato. È difficile in queste ore, anche per chi lo conosce da tempo, capire quali siano le intenzioni del capo politico. E così di quella frase rivolta ai tarantini, e suonata come un ultimatum, viene fornita una doppia lettura. Anche e soprattutto per il riferimento al voto di fiducia. La prima è che sia un modo per sollecitare la pattuglia esigua, ma rumorosa di parlamentari pugliesi, porli di fronte al baratro della crisi ( tornare a casa) e convincerli a desistere. La seconda è più maliziosa e fa leva su alcune confidenze raccolte nella cerchia ristretta del leader. Di Maio è sempre più isolato, non controlla i gruppi, ossessionato dall'idea che lo vogliano disarcionare, si è convinto che anche Nicola Zingaretti ormai sia deciso a tornare alle urne. E allora, in quello che le diverse fonti del M5S definiscono «un doppio gioco», Di Maio si tiene pronto all'eventualità che salti tutto col governo sfiduciato. E se il detonatore fosse l'ex Ilva tanto meglio. Anche perché la colpa si scaricherebbe addosso a chi si è intestato la causa, Conte, mentre lui ha evitato di esserne travolto. In nome di una coerenza acciuffata all'ultimo, molto di più che sulla Tav, potrebbe anche ricostruire una campagna elettorale con chi lo seguirebbe ancora da capo politico, saldo alla testa di un M5S, ridotto al 15-10% poco importa. Ma davvero vuole questo Di Maio? Federico d'Incà, ministro dei Rapporti con il Parlamento, ieri ha ribadito ai riottosi tarantini: «Date fiducia a Conte». E su Ilva il premier vuole mandato pieno e non tornerà al tavolo con Arcelor se con Patuanelli prima non avrà risolto la grana nei 5S. Perciò, soprattutto nel faccia a faccia teso con Lezzi, ha chiesto di non impuntarsi troppo su un tema, lo scudo, che considera strumentale da parte dell'azienda e che proprio per questo va tolto di mezzo per stanarli. «Tu e io - ha detto alla senatrice - non saremo giudicati sullo scudo ma su un progetto più complessivo che metta in salvo la città». Sul Cantiere Taranto. Su un commissario dedicato, come a Genova dopo il crollo del Ponte. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI