I soldi della 'ndrangheta in sale da gioco e negozi
VOLPIANO. Il Comune di Volpiano si costituirà parte civile per danni d'immagine nel processo che farà seguito all' operazione Cerbero: 70 tra arresti, denunce a piede libero e misure cautelari. Tutte eseguite nella notte tra lunedì e martedì scorsi dai carabinieri di Chivasso, del nucleo investigativo di Torino e dalla Guardia di finanza con la coordinazione della Direzione distrettuale antimafia.Le forze dell'ordine hanno reciso i nervi strategici delle locali di Volpiano (18 le persone finite in carcere, ai domiciliari ed indagate) e di San Giusto Canavese dove a guidare le rotte del narcotraffico internazionale dalla latitanza in Brasile erano Nicola Assisi ed il figlio Pasquale Michael, di 32 anni. «Ci hanno chiamati la Platì del nord - dice il sindaco di Volpiano, Emanuele De Zuanne - per i collegamenti che la famiglia Agresta manteneva con la sua terra d'origine dove la 'ndrangheta è nata e prospera. Ma è ingiusto. E non è una visione realistica. Gli Agresta, a cominciare da Antonio, 59 anni (già in carcere, da dove impartiva gli ordini attraverso i pizzini) che l'indagine mette ai vertici della locale di Volpiano con la dote di padrino, non si sono mai infiltrati nel tessuto sociale, politico ed imprenditoriale della città. Che invece ha reagito subito fin dai primi arresti avvenuti già 20 anni fa e proseguiti nel 2011 durante le operazioni Minotauro e Colpo di coda. I beni immobili sequestrati a Saverio Agresta ospitano la caserma dei vigili del fuoco ed il nucleo cinofilo; due alloggi appartenenti a Renato Macrì e la villa di Pasquale Marando, altro boss della 'ndrangheta, sono diventati sede di associazioni. Questo è il compito di un'amministrazione pubblica. E noi ci lavoriamo da molto. Da prima che nascesse Libera, l'associazione di Don Ciotti contro le mafie». Il Comune di Volpiano si costituì già parte civile nel processo legato a Minotauro, ottenendo un risarcimento. I fiumi di denaro provenienti dal narcotraffico, core businnes delle due locali di Volpiano e di San Giusto, venivano reinvestiti in diverse sale slot, gestite da società create ad hoc, in negozi (tra cui una torrefazione di caffè) e persino in una palestra, di cui risulta socio Domenico Agresta, 33 anni, figlio di Antonio, (il padrino) messo agli arresti domiciliari. Lui si notava spesso per il centro di Volpiano all'ora dell'aperitivo. Sempre vestito con abiti all'ultima moda e in compagnia della moglie Cinzia G. denunciata per favoreggiamento. Sarebbe stata lei a fare da collante con le altre donne dei boss. Invece i consigli sulle migliori forme di investimento e sugli escamotage legali per la costituzione di società non facilmente tracciabili sarebbero arrivati da Angelo Raffaele Romano, il commercialista di Settimo Torinese, coinvolto nell'indagine per favoreggiamento. Avrebbe messo a disposizione dell'organizzazione le proprie conoscenze e competenze tecniche nel settore societario, seguendo in prima persona la costituzione delle diverse società-schermo e fornendo costante supporto per la risoluzione delle problematiche d'impresa e nei rapporti con gli interlocutori delle società, clienti e istituti di credito. E poi c'erano i beni: case, auto, orologi mi marche prestigiose per un valore complessivo di quasi due milioni di euro che sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza. --Lydia Massia