Salvini: ora referendum sul decreto sicurezza
dall'inviatoAlberto MattioliPONTIDA. Non è stata una Pontida politica. La mossa per uscire dal vicolo cieco dove si è infilato, Matteo Salvini l'aveva presentata già sabato, ed è il referendum di Calderoli per arrivare a una legge elettorale massicciamente maggioritaria. Calderolellum a parte, alla gran folla sul pratone il Capitano ha servito un comizio non lungo né originale. Gli attacchi ai poltronari sono quelli abituali, più virulenti per il Pd e meno per il M5s, ma citando finalmente Di Maio per nome: «Su Di Maio non cambio idea, è un amico anche se cambia fronte. Mi spiace vedere che la rivoluzione dei Cinque stelle è una svendita di poltrone e di dignità». L'invito ad «aprire le porte della Lega agli italiani di buona volontà», insomma ad accogliere e magari candidare la società civile, sembra una risposta alla nuova alleanza Pd-M5s anche a livello locale.La Lega farà opposizione sul territorio dove, per numero e peso di regioni governate, resta maggioritaria. Ecco perché sul palco salgono i governatori e non gli ex ministri; e perché la concione di Salvini è preceduta da quelle delle candidate alle regionali prossime venture, Donatella Tesei in Umbria e Lucia Borgonzoni in Emilia-Romagna. E poi: altra minaccia di referendum «se smontano i decreti sicurezza», mentre «se tassano la casa dovranno passare sui nostri corpi», flat tax al 15% «appena torniamo al governo», quando «i ministeri ce li riprenderemo con gli interessi». La promessa strillata alla folla è «Questa è l'Italia che vincerà» e il gran finale sotto lo striscione #bambinirubati insieme con Greta, la bambina di Bibbiano restituita alla mamma. Repertorio, tutto sommato. Quest'anno Pontida non serviva a dare la linea, ma a rincuorare e caricare le truppe forse sconcertate dall'autogol della crisi. Obiettivo, a occhio, raggiunto.Si passa però dalla cronaca politica a quella nera con le due aggressioni ai giornalisti. Una fisica, ad Antonio Nasso di "Repubblica", cui un energumeno ha distrutto la telecamera con un diretto ben assestato e per nulla provocato. L'altra verbale, con le continue contumelie, i cori e i rivoltanti insulti razzisti a Gad Lerner che seguiva il comizio dal recinto della stampa. Evidentemente nell'Italia del 2019 c'è qualcuno convinto che dire «ebreo» sia un insulto. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI