Prossima tappa, Marte nel 2033 Gli americani accelerano i tempi

LO SCENARIOMEDEA GARRONEI marziani? Siamo noi terrestri. O meglio, potremmo esserlo a breve. Perché mentre si celebrano i 50 anni dallo sbarco sulla Luna, l'occhio punta ormai sul Pianeta rosso. E le superpotenze, Usa in testa, stanno anche cercando di accelerare i tempi; infatti "Mission to Mars" non resta semplicemente il film di fantascienza del 2000 di Brian De Palma, ma l'obiettivo del presidente Donald Trump e della Nasa: «Il prossimo capitolo nella storia dell'America nello Spazio».IL RITORNO SULLA LUNANel 2017 nel "Transition authorization act" si era indicato il 2033 per lo sbarco marziano, che sarà preparato grazie a nuove missioni sulla Luna. E se inizialmente la Nasa aveva fissato il ritorno sul satellite terrestre per il 2028, Trump, in competizione con la Cina (che vorrebbe i propri astronauti sulla Luna entro il 2030), ha accelerato i tempi puntando al 2024 per la missione Artemis 1, che consisterà nel lanciare in orbita nel 2020 la navicella Orion, montata sullo Space Lanch System, un razzo potentissimo, che condurrà Orion sulla stazione orbitante intorno alla Luna, questa volta nel South Polo, "the other side of the Moon", la faccia nascosta della Luna, insomma. A questa seguiranno le successive missioni Artemis 2 e Artemis 3, quella in cui l'uomo nel 2024, appunto, farà di nuovo l'allunaggio. E nelle altre missioni a venire, fino alla Artemis 7, gli astronauti, che stazioneranno, più o meno stabilmente sulla Luna, si prepareranno la missione più difficoltosa, quella su Marte, per il 2033.L'OTTIMISMO DI MUSKIn realtà c'è chi parla di tempi molto più brevi, praticamente di domani. Si tratta infatti di Elon Musk, fondatore, tra le varie aziende, di Tesla auto e di SpaceX, che vuole battere tutti in velocità, annunciando che nel 2024, mentre la Nasa tornerà solo sulla Luna, lui stesso arriverà su Marte. Una missione, però, "suicida", come l'ha definita lui stesso, perché, oltre ai rischi, c'è la consapevolezza che si tratterà di un viaggio di sola andata (per arrivare sulla Luna occorrono tre giorni di viaggio, un anno e mezzo per il Pianeta rosso).Ma, a parte, forse, Musk, chi metterà piede sul suolo lunare prima e su quello marziano poi? Per la missione Artemis si parla, tra i diversi astronauti che comporranno l'equipaggio, anche di una donna. E naturalmente il pensiero va subito all'italiana Samantha Cristoforetti, che si sta appositamente allenando. Nel giugno scorso, infatti, @AstroSamanta era a capo della spedizione Neemo 23 della Nasa, che si è svolta in Florida. Ma non a Cape Canaveral, da dove venivano sparati in orbita gli Shuttle, bensì sott'acqua, nella stazione sottomarina Aquarius. Muniti di tuta subacquea, anziché spaziale, i quattro componenti del gruppo hanno eseguito dei test per i prossimi viaggi su Luna e Marte, in quanto l'ambiente della base sotto all'Atlantico è ideale per simulare la vita extraterrestre e le "passeggiate" spaziali in assenza di gravità. E la nostra Cristoforetti si è detta pronta ad affrontare la sfida sugli altri pianeti.COME ALIMENTARSILo scopo iniziale della Nasa è quello di portare gli astronauti su Marte per farli restare un giorno e poi tornare. Ma pensando, in futuro, a soggiorni più lunghi, tra le necessità cui dover fare fronte per sopravvivere ci sarà quella del cibo. Ci ha pensato l'Agenzia Nazionale Enea, il cui laboratorio di Biotecnologie ha progettato, dal 2016, l'orto "marziano". Infatti è entrata nel vivo la missione Amadee-18, in cui cinque "astronauti" simulano lo sbarco su Marte nel deserto dell'Oman, conducendo 15 esperimenti per testare alcuni sistemi per poter sopravvivere lassù. Ed è appunto l'Enea, con l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l'Università degli Studi di Milano, che nell'ambito del progetto HortExtreme, fornisce cibo fresco agli scienziati nel deserto. In una tenda gonfiabile si lavora, attraverso un sistema verticale multilivello di coltivazione idroponica, luci a led e riciclo dell'acqua, nell'orto marziano, dove sono coltivate quattro specie di microverdure rosse: amaranto, cavolo cappuccio, senape e ravanello, selezionate tra quelle con ciclo di coltura di 15 giorni. E tutto naturale, senza l'uso di pesticidi né agrofarmaci, per garantire all'equipaggio un cibo sano. Astronauti e coltivatori diretti, insomma, per conquistare il Pianeta rosso. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI