Esordio con super polemica al Consiglio di Ceresole
CERESOLE REALE. La nuova amministrazione comunale targata Gioannini si è insediata venerdì, nonostante il colpo di scena con cui è iniziata la prima riunione dei neo eletti consiglieri. Convocati per le 19, tutti gli eletti della maggioranza a quell'ora si sono seduti al tavolo consiliare e hanno aspettato di veder arrivare i loro colleghi della nuova minoranza. BANCHI VUOTIInvano, poiché i tre posti riservati al gruppo di minoranza sono rimasti inesorabilmente vuoti. La seduta, dunque, ha avuto luogo senza Cristiana Cima che era l'altra candidata a sindaco, Andrea Basolo, l'ex primo cittadino, e Fabio Rolando. Nessuna giustificazione è stata presentata in quella sede salvo la comunicazione delle dimissioni dalla carica di consigliere già presentate dall'ex sindaco. Dimissioni che però non sono, per ora, state prese in considerazione poiché l'elezione di Basolo, come quella degli altri due componenti della minoranza, non ha potuto esser confermata dal Consiglio. «In quanto ex esponente di minoranza mi rammarico per l'assenza dei tre eletti, innanzitutto perché i ceresolini che li hanno votati meritano di essere rappresentati nel Consiglio - ha commentato Mauro Durbano, già capogruppo dell'opposizione, ora vicesindaco -. Mi rammarico anche perché avremmo voluto confrontaci con loro che rappresentano la passata amministrazione su varie questioni, per esempio riguardo ai lavori di sostituzione dei pali della luce del lungo lago, che ora dobbiamo bloccare perché non è stato chiesto il necessario parere paesaggistico. Avremmo voluto confrontarci anche sulla questione dello stipendio da sindaco percepito per cinque anni da Basolo, costato al Comune 60 mila euro, che lui afferma aver devoluto in spese e acquisti di beni per il Comune quali quadri ed arredi. Sarebbe stato interessante capire perché il giorno successivo le elezioni sono stati portati via da un suo incaricato tutti gli arredi dell'ufficio del sindaco. Avremmo voluto anche chiedergli notizie delle due fasce tricolori di proprietà del Comune assenti all'arrivo della nuova amministrazione».Un inizio tra le polemiche, come si vede, quello del nuovo consiglio comunale, che però è stato inaugurato in una sala gremita da un pubblico plaudente, tra cui vi erano ben tre consiglieri regionali, Mauro Fava, Andrea Cane, Gianluca Gavazza e il senatore Cesare Pianasso, tutti esponenti della Lega. CONSIGLIO LAMPOLa seduta si è svolta velocemente, con gli adempimenti del caso, il giuramento del sindaco Alex Gioannini, il quale ha poi comunicato la composizione della giunta (l'altro componente, oltre a lui e al citato vice sindaco Mauro Durbano, è Davide Bruno Mattiet, con la carica di assessore). Il neo sindaco ha illustrato gli indirizzi di governo, che vedono al primo posto il rilancio turistico di Ceresole e il Consiglio ha nominato Durbano quale rappresentante del Comune nell'Unione montana, Matteo Circio e Cristiana Cima come capigruppo di maggioranza e minoranza. Per la mancanza dei tre consiglieri di minoranza, però, la nomina della commissione elettorale è stata rinviata alla prossima seduta. LA REPLICAChiamato pubblicamente in causa durante il Consiglio, l'ex sindaco Basolo risponde: «Non ci siamo presentati perché riteniamo di dover lasciar lavorare nella massima libertà la nuova amministrazione. Al termine del mandato, sarà giudicata. Io credo che l'amministrazione debba semplicemente dimostrare con i fatti le proprie capacità. Tutto qui». Diverso - e più spinoso - il tema degli arredi portati via e delle fasce tricolori non trovate: «Premetto che sono pronto a querelare chi mette in dubbio la mia onorabilità e che chiederò i verbali della seduta di Consiglio, le fasce tricolori sono state smarrite nella giornata della tappa di arrivo del Giro d'Italia, come comunicato agli uffici. Quanto ad alcuni arredi dell'ufficio, erano stati da me acquistati e per questo da me sgombrati. Anche di questo c'è traccia. Quando, cinque anni fa, sono stato eletto sindaco, abbiamo trovato un Comune che aveva bisogno di essere riorganizzato e rimesso in moto e questo abbiamo fatto. In questi anni ho sostenuto tante realtà locali. Ripeto chiaro: non accetterò che sia messa in dubbio la mia onorabilità». --Ornella De Paoli