Targa Unesco «Il grande valore di questa città è universale»

IVREA. L'inno di Mameli intonato dal soprano con l'accompagnamento del coro, ha accompagnato, venerdì 7, l'inaugurazione della targa collocata all'ingresso della portineria del Pino, in via Jervis 11, per richiamare l'iscrizione di Ivrea Città industriale del ventesimo secolo nella lista del patrimonio mondiale dell'Umanità. Un momento solenne che mette un punto fermo sulla presa di consapevolezza del sito e apre alle necessità di procedere rapidamente alla creazione dell'ente per la gestione e all'avvio di iniziative in grado di portare sviluppo.Allo scoprimento della targa hanno provveduto il sindaco, Stefano Sertoli, e Beniamino de' Liguori Carino, nipote di Adriano Olivetti e segretario generale della Fondazione a lui dedicata.Una cerimonia breve, quindi tutti nel Salone dei 2000, per i saluti istituzionali, introdotti da Renato Lavarini, coordinatore del sito Unesco eporediese. Lì, presenti i sindaci del Canavese, gli ospiti e alcune Spille d'oro, Silvia Petrignani, rappresentante del ministero per i Beni e le attività culturali-Servizio coordinamento e Ufficio Unesco, ha consegnato al primo cittadino eporediese e al segretario generale la pergamena attestante l'iscrizione nella lista, avvenuta il primo luglio dello scorso anno a Manama, in Bahrain. Lo ha fatto evidenziando il proprio piacere di architetto nel ritrovarsi in uno dei luoghi simbolo dell'architettura moderna: «Essere qui - ha affermato - in questo edificio che ho visto in mille fotografie, è molto emozionante. Questo è un luogo che rappresenta la trasversalità della cultura, quanto essa possa intrecciarsi ad altre dinamiche e dare dei frutti al di là degli aspetti pratici immediati». «Il merito di questa iscrizione - ha tenuto a ricordare Sertoli - va a chi ha creduto e sostenuto il processo di candidatura e a quanti vi hanno lavorato alacremente per dieci anni. La targa che abbiamo inaugurato mostra come la storia moderna e il valore di questa città siano degni di essere riconosciuti per il loro eccezionale valore universale. Si tratta di un'opportunità enorme».Pervaso d'emozione l'intervento di Beniamino de' Liguori che ha rivolto un pensiero alla madre Laura Olivetti, prematuramente scomparsa nel 2015: «Non ha visto la conclusione di questo percorso che ha saputo immaginare quando tanti ancora non lo vedevano. Lei mi ha insegnato quale fosse il valore universale di questa storia industriale e umana». «Ieri sera - ha ricordato de' Liguori - ho fatto una cosa che non faccio mai, ma che facevo quando ero bambino: mi sono seduto alla scrivania di mio nonno, in quella che è stata la sua ultima casa e che ospita gli oggi uffici della Fondazione qui a Ivrea. Mi sono seduto lì per cercare di riordinare le idee, non solo in vista saluto che avrei dovuto rivolgere questa mattina, ma anche per pensare a quello che la Fondazione ha fatto dal 1962 a oggi. Ho pensato alle persone che lavorano con me e che hanno lavorato prima con gli altri responsabili. Ho pensato alle opportunità e anche e soprattutto alle insidie che la targa che è stata appena scoperta porta con sé. Ho cercato di capire, soprattutto, quale sia la forza assai impalpabile ma molto precisa e molto concreta che fa muovere l'emozione, la frustrazione, la speranza e quei sentimenti che da sempre accompagnano l'evocazione della storia di Adriano Olivetti e della storia di questo luogo. E ho cercato di capire quale sia la sorgente principale di questa energia che ha attraversato mezzo secolo nell'oscurità e che oggi appare così intensa e capace di trasformarsi e trasfigurarsi in iniziative di ogni genere e di ogni natura». --Franco Farnè