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dall'inviatoAntonio SimeoliSANTA MARIA DI SALA. Pianura, pianura e ancora pianura. Fino al lunghissimo rettilineo di Santa Maria di Sala nel Veneziano. Là, dove il finale allo sprint era praticamente scontato, è arrivato il finale più incredibile di questo Giro d'Italia e s'è pensato più che ai monti, altro che pianura. Tocca iniziare dalla maglia rosa, ma la chiosa, vedrete, è da leccarsi i baffi. Richard Carapaz sorride sempre più, il suo Paese è in delirio. Tutto pare preparato alla festa. Lui, sicuro, frena: «Non bisogna abbassare la guardia, Nibali è pericoloso, Roglic anche».Il ds della Movistar, Eusebio Unzue lo lancia: «È il più forte in questo Giro, Landa lo aiuterà a difendere la maglia rosa, poi vedremo: possono succedere tante cose. Nibali? È imprevedibile, può attaccare in salita, può farlo anche in discesa. E neanche Roglic è fuori dai giochi». Già, Nibali. Ieri anche in pianura c'era la processione a fine tappa, come ogni giorno di questo Giro bagnato (ieri accenni di sole) per vedere il re dell'Italbici, sognando un selfie, incoraggiandolo alla remuntada. E, mentre quell'abbraccio della gente lo sentiva eccome sul bus della squadra pensando magari che negli ultimi tre anni la classifica è stata sempre rivoluzionata in coda alla corsa, il ds Paolo Slongo indica un numero: 50. «Se lo svantaggio di Nibali sarà sceso sabato sera a 50" (sono 1'54" ndr) allora potremmo giocarci il Giro a Verona. Sta bene, nonostante il momento difficile ad Anterselva».Attaccherà? Quando? Landa sarà fedele al suo capitano o tenterà l'attacco al podio? Roglic perderà ancora in salita? Solo sul quando ci saranno attacchi azzardiamo un pronostico: salita del passo Manghen, tappa di domani. Lì Nibali muoverà le acque per cercare di mettere pressione sul rivale. Sempre che oggi, nel non impossibile arrivo in salita a San Martino di Castrozza, il Diablito non dia un'altra dimostrazione di forza, visto come pedala cosa tutt'altro che da scartare. Prima del finale promesso qualche nota: la prima. Dal Giro ha dovuto andarsene per infortunio uno dei protagonisti, a lungo anche con la maglia rosa sulle spalle, Valerio Conti (Uae). Flash poi su un cretino, un criminale, chiamatelo voi come volete: a Conegliano lancia una bici al passaggio dei corridori che la evitano per un pelo solo perché sono solo i tre fuggitivi.E poi un tuffo nel passato di bimbi e bimbe anni '80. Alla partenza ieri mattina s'è vista tale Naomi Masuko, ex pallavolista, un mito in Giappone e non per aver ispirato il cartone-cult "Mila e Shiro". Era venuta alla Nippo-Fantini per sostenere la maglia nera, l'ultimo in classifica della corsa, il giapponese Hatsuyama. Naomi porta bene, invece, a un suo compagno di squadra, Damiano Cima, 25enne bresciano, l'eroe di giornata. Con Mirco Maestri (Bardiani) e Nico Denz (Ag2r) va in fuga, sogna l'impresa, il gruppo lo sta per raggiungere, lancia una volata disperata e anticipa allo sprint Pascal Ackermann (Bora), il tedesco pieno di bende per la caduta di Modena che batte il pugno sul manubrio per la delusione, ma presto si consola con la maglia ciclamino. Sorpasso all'ultimo sprint su Arnaud Demare, suicidatosi con la sua Groupama. I francesi non tirano per tutta la tappa per evitare la volata e impedire al rivale di operare il sorpasso, poi cambiano idea negli ultimissimi chilometri favorendo il ricongiungimento. Peccato per Nibali che la Movistar erroracci del genere difficilmente li farà da qui a Verona. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI