Senza Titolo

dall'inviatoAntonio Simeoliponte di legno. Adesso che succederà? Il Giro finirà a Verona domenica, mancano ancora 5 tappe, due di montagna, una terribile, la penultima sabato sul Croce Daune, con prima il Manghen terrificante. Ma saranno giornate di fuoco. E una cosa è certa, il vero vincitore della giornata da tregenda del Mortirolo, e senza il Gavia, è la maglia rosa Carapaz. L'ecuadoriano ieri si è difeso alla grande, grazie a una squadra, la Movistar, super e, con la complicità di uno straordinario Vincenzo Nibali, è riuscito pure a mettere all'angolo il pericolo numero uno, Primoz Roglic (Bahrain), staccato dal leader e dallo Squalo di 1'22": un'eternità perché in montagna l'uomo Movistar vola, anche con il brutto tempo, buon vantaggio visto il "Giro della pioggia", e ora nella breve corsa contro il tempo di Verona (17 km), salvo colpi di scena, dovrà difendere 2'09", abbastanza, insomma, per stare tranquillo.Sì, Carapaz ha la corsa in mano. «Per me è un giorno fantastico - ha detto la rosa - ho guadagnato su Roglic per la crono e non ho perso da Nibali, che temo tantissimo». ... Ecco Vincenzo Nibali. Mai visto, forse, così determinato, in condizione, pronto a regalare l'impresa nella sua carriera. Senza Gavia tutto si doveva decide sul Mortirolo. E lo Squalo quel che doveva fare l'ha fatto. Attacco secco a 36 km dalla conclusione, quando ancora la metà della salita più difficile della corsa rosa di 13 km doveva arrivare. Un allungo potente che presto mette "in croce" le gambe di Roglic (Jumbo) e costringe sulla difensiva la maglia rosa e il suo squadrone con un Landa e un Carrettero, e poi ASmador, in formato gregari di lusso. Non risponde subito Carapaz: chiede lumi con la radiolina all'ammiraglia. Decide di non inseguire, troppi km ancora al traguardo. Intanto sulla strada vengon giù fiumi d'acqua che rendono la sfida d'avvero d'altri tempi. Bello che, per alcune centinaia di metri, quando mancano 4 km alla vetta, l'attaccante trovi, recuperato dalla fuga a 21 della mattina, il fratello Antonio. Insieme al loro l'ottimo Carthy (Ef). Nibali non riesce a fare il vuoto rispetto alla maglia rosa. Infatti, in vetta si forma un gruppetto che mette alle corde Roglic. Una "Santa alleanza" tra Movistar, Bahrain e Astana (per Lopez). Nibali ha esperienza da vendere, in discesa capisce che è meglio coprirsi per evitare guai seri. Altri non lo fanno e patiscono il freddo. Lui no, si mette la mantellina nera e organizza un secondo, feroce, attacco a Roglic, suo vero obiettivo di giornata, nella leggera salita che da Edolo porta all'arrivo a Ponte di Legno. Sulla strada il plotoncino recupera anche Damiano Caruso, mandato dalla Bahrain all'attacco nella fuga d'avvio proprio per fare da punto di riferimento allo Squalo. Lo sloveno? Da ex saltatore con gli sci ha fatto numeri in discesa, rimontando da 1'30" in vetta a 40" scarsi del fondovalle. Ma qui la "Santa alleanza" e il freddo gli sono stati fatali. Al traguardo, stremato, il capitano della Jumbo è arrivato a 1'23", ora deve recuperare 2'09 da Carapaz ed è stato scavalcato da Nibali in classifica con lo Squalo che, intanto, ha messo tra sé e il fenomeno delle crono 22". Pioveva a dirotto a Ponte di Legno, faceva un freddo cane. L'ecuadoriano se ne va verso l'Alto Adige con un pezzo di rosa in valigia, l'italiano con nella testa ancora l'idea del triplete. Perché un Nibali così poche volte l'abbiamo visto. Giulio Ciccone, 24 anni, abruzzese della Trek, maglia azzurra di leader della montagna, con un'impresa da raccontare ai nipoti. Fuga, passaggio in vetta al Mortirolo, corsa verso il traguardo con l'Astana Hirt, che poco lo ha aiutato, e vittoria di tappa. È un talento che fa benone all'Italbici in cerca di speranze nel vuoto dietro allo Squalo. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI