E ora Putin potrebbe dare agli Usa Snowden

ashington. Non solo Julian Assange. La recente storia di WikiLeaks è legata ad altri due nomi: Chelsea Manning ed Edward Snowden. La prima tornata in carcere negli Usa a marzo scorso dopo che era stata graziata a gennaio 2017 da Obama; il secondo fuggito nel 2014 in Russia dove ancora si trova con un permesso di soggiorno e dove nel 2020 potrebbe fare richiesta di cittadinanza. Ma potrebbe essere lui la prossima testa a cadere, se sono vere le indiscrezioni di intelligence per cui Putin sarebbe intenzionato a consegnarlo nelle mani di Donald Trump come gesto di distensione. Tutta la storia di WikiLeaks comunque parte dal soldato Bradley Manning, che nel 2013, già condannato a 35 anni di carcere, decise di diventare donna sottoponendosi a un trattamento ormonale e cambiando il nome in Chelsea. Nel 2009 rubò decine di migliaia di documenti militari e diplomatici riservati, alcuni top secret, mentre era analista di intelligence a Baghdad. Poi consegnò il materiale - tra cui un video in cui elicotteri Usa uccidevano 12 civili disarmati - a WikiLeaks. Arrestata e reclusa in Kuwait e poi in isolamento nel carcere militare di Quantico, in Virginia, al termine del processo davanti alla corte marziale, Manning riuscì a evitare la condanna per i capi d'accusa più gravi, connivenza col nemico e alto tradimento, che prevede pena di morte. Informatico ed ex contractor della Cia, Snowden fece esplodere lo scandalo del Datagate che mise in crisi Obama: si scoprì che la Nsa spiava leader stranieri di Paesi alleati, come Angela Merkel o Nicolas Sarkozy. Snowden rivelò dettagli di programmi top-secret di sorveglianza di massa dei governi Usa e britannico. -