Mamma molesta il fidanzato della figlia 69enne a processo
Erica Aimone SecatIVREA. Vuole proteggere la figlia da un fidanzato che ha più del doppio dei suoi anni e che da tempo già conviveva con un'altra donna. Lo fa probabilmente nella maniera sbagliata, tanto da essere rinviata a giudizio con l'accusa di molestie. A finire nei guai Lucia Dall'Ara, 69 anni, residente a Ivrea. La vicenda ha inizio negli uffici di una grossa industria torinese, dove la figlia 30enne lavora. Era il novembre del 2013, quando la donna s'innamora di un collega separato dalla moglie, che convive con un'altra donna e che di anni ne ha 63. La donna si confida con la mamma e le racconta di quella storia nata in ufficio. Lei è molto innamorata di quell'uomo mentre la mamma è preoccupata per la situazione, tanto che quando la figlia viene a Ivrea a trovarla, fotografa di nascosto i messaggi che le invia il fidanzato. La situazione esplode quando l'uomo e la convivente, spaventati da decine di mail e messaggi ricevuti da due indirizzi mail e un numero di telefonino sconosciuti, decidono di rivolgersi alla polizia sporgendo una denuncia contro ignoti. Le indagini fanno emergere presto l'indirizzo Ip e il luogo da cui venivano mandati foto e mail: la casa dell'imputata. Dall'Ara vien così rinviata a giudizio. L'uomo e la convivente, nel corso del processo, si sono costituiti parte civile e sono assistiti dall'avvocato Carmelo Scialò.Le testimonianzeIn aula durante l'ultima udienza hanno testimoniato le due persone offese: «Non ho mai conosciuto la signora Dall'Ara e non sapevo che avesse creato due indirizzi e-mail e utilizzasse una Sim senza intestatario - ha spiegato l'uomo con un po' d'imbarazzo in aula -. Tra il novembre del 2013 e la primavera del 2014, ho ricevuto messaggi in cui mi veniva chiesto d'interrompere la relazione con la mia collega d'ufficio. In una delle mail mi è stata inviata una foto di lei da piccola e in un'altra la foto dalle mia auto davanti a casa della ragazza. Era chiaro che qualcuno mi seguiva. Ho capito che le due foto erano state fatte con le stesso dispositivo, nonostante provenissero da due indirizzi mail differenti, perché sulle immagini era presente lo stesso codice sorgente. Ricevevo anche moltissimi squilli e messaggi alcuni dei quali anche dal tono molto aggressivo».La conviventeInquietanti le mail ricevute dall'allora convivente dell'uomo. «Nelle mail venivo avvertita che il mio compagno si stava comportando male - ha spiegato la donna alla giudice Elena Stoppini - Mi è stato detto che non solo continuava a sentire l'ex moglie, ma aveva anche una relazione con un'altra donna. Ovviamente ho chiesto spiegazioni al mio convivente con cui avevo una relazione dal 1991. Volevo incontrare il mittente della mail; sapeva molte cose e volevo vederci chiaro su tutta questa vicenda. Ma non sono mai riuscita ad incontrarlo».Il processo è iniziato nel tribunale di Torino e solo in un secondo tempo è stato trasferito a Ivrea per competenza territoriale. La prossima udienza si svolgerà in estate. --