Un berretto frigio indossato con grande stile
IVREA. Il berretto frigio è calzato su un lato del capo, in maniera inconsueta per una Mugnaia, ma indizio di una signora che ha molta dimestichezza con l'eleganza nel vestire, conscia che un copricapo può e deve essere complemento ideale al lavoro di un parrucchiere di grido. È uno stile particolare quello della Mugnaia 1959, Mila Fiocchi Fiorentino, moglie del celebre architetto Annibale Fiocchi, un viso e un sorriso che richiamano vagamente quelli di Wanda Osiris, la Wandissima: coccarda bicolore su cui è appuntata la spilla, trucco sapiente, grande eleganza nel saluto misurato e solenne al tempo stesso. «Prodiga di sorrisi e di doni», la definirono le cronache, segnalando che «al termine dei tre corsi di gala di domenica, lunedì e martedì aveva infatti lanciato alla folla plaudente 13 quintali di caramelle, 2 quintali di cioccolatini, 10.000 mazzetti di fiori e 8 quintali di arance».Anche le damigelle indossarono il berretto allo stesso modo della Mugnaia: furono la figlia, Simonetta Fiocchi, e Tiziana Cascio, figlia di Ottavio, altro famoso architetto eporediese. «Fui io, dodicenne, a disegnare l'abito che indossammo, impreziosito da intrecci romboidali di passamaneria dorata, e che ancora oggi vestono le damigelle della Mugnaia - spiega Tiziana Cascio -. Sin da bambina ho sempre sognato di poter fare la stilista di moda e, andando a provare l'abito dal sarto, con Simonetta, mi trovai a dargli le varie indicazioni in merito, riportate anche sui disegni da me eseguiti. Un tempo le damigelle indossavano abiti di foggia settecentesca o rinascimentale, con tanto di parrucche, o vestiti da paggetto, con piume sul cappello. La mia versione è, dunque, ancora quella attuale. La vita mi ha portato a essere architetto, ma ogni anno provo un'intima soddisfazione nel vedere le damigelle sfilare con quello che fu un prodotto della mia creatività».Mila Fiocchi Fiorentino fu Mugnaia accanto a Ermanno Ozino, il Generale che, l'anno successivo, decise di sospendere il Carnevale, poco prima dell'inizio del corso di gala della domenica, per la morte di Adriano Olivetti. Quale fu il momento più significativo del suo Carnevale? Intervistata negli anni Novanta, Mila Fiocchi rispose: «Un momento commovente fu la domenica mattina quando, su mia richiesta ci recammo in visita all'ospedale e alle carceri per portare, a gente che soffriva, una parola di conforto. Fui accolta al castello, all'epoca prigione, da cinque carcerati di età differenti, i quali, a nome anche di tutti i loro compagni, mi offrirono un mazzo di fiori. Ero andata pensando di poter essere io a offrire loro un conforto con le mie parole e mi trovai, invece, di fronte a qualcosa che loro offrivano a me, con gioia e orgoglio». --