Picchiata e segregata, tre anni al marito

IVREA. Violenze di ogni tipo, persino calci sul pancione quando lei era incinta, per farla abortire. E il sequestro di persona. Le ha fatte di tutti i colori a sua moglie. Alla fine Dashamir Toma, 31 anni, albanese residente a Ivrea, è stato condannato a tre anni di reclusione. violenze quotidianeÈ trascorsa appena una settimana dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una giornata istituita per far riflettere sulla drammatica attualità di questo problema e della sua diffusione. E la storia, conclusasi venerdì mattina, al tribunale di Ivrea dimostra quanto il problema si frequente. Le violenze che ha dovuto subire Anja (il nome è di fantasia, per proteggerne l'identità), 25 anni, sono intollerabili, anche solo al sentirne parlare. Cominciate nel 2014 e durate per due lunghi e dolorosi anni fino all'11 aprile 2016. L'imputato è stato condannato per maltrattamenti, lesioni e sequestro di persona. insultata e segregataLa disprezzava, le dava della "troia" ogni giorno, la subissava di insulti e vessazioni psicologiche. L'aveva talmente soggiogata da considerarla quasi un oggetto, una proprietà. Per questo motivo la chiudeva in casa. Lui usciva, andava al lavoro, con gli amici, e lei no, non doveva e non poteva uscire. Se provava a ribellarsi erano botte. Anja non ha potuto neanche godersi uno dei momenti più belli della vita di una donna: la gravidanza. Aspettava un bambino quando lui le dava pugni sul pancione, non carezze come dovrebbe fare un padre premuroso. La portò di forza in Albania per farla abortire e fu salvata solo dai suoi famigliari che si opposero a quella barbarie. E solo dopo tutto questo calvario l'undici aprile Anja decise di fuggire, denunciare e mettere fine al suo incubo. Dopo che lui, anche quel giorno, la colpisce con una ginocchiata al volto causandole gravi ferite, ma non gravi come quelle che le ha inferto nell'anima. Venerdì, il giudice Lodovico Morello, ha riconosciuto il dramma di Anja condannando Toma (difeso dall'avvocato Alfonso Aliperta) a tre anni di pena. E c'è voluta un'altra donna, il suo avvocato Raffaella Orsello, forte e determinata, per rappresentarla ed ottenere dal magistrato la condanna dell'imputato e il riconoscimento di un risarcimento (provvisorio) di 15mila euro. Ora Anja vive in una comunità protetta, lontano dalle violenze, e forse un giorno potrà ricostruire la sua vita e dimenticare tutte le sofferenze. --Valerio Grosso