Senza Titolo

L'INTERVISTAMAURO CORNOLa pattuglia italiana che parteciperà al Mondiale MotoGp del 2019 avrà un componente in più. Francesco Pecco Bagnaia, piemontese di Chivasso, è entrato dalla porta principale: con la Kalex dello Sky Racing Team Vr46 si è assicurato il titolo iridato nelle Moto2, sbaragliando la concorrenza con otto Gp vinti, e ha dimostrato costanza e talento. Nel team Pramac prenderà il posto di Danilo Petrucci, approdato al team Ducati ufficiale, e cercherà di fare anche meglio dell'umbro, che fino a oggi ha sempre fornito prestazioni convincenti ma non è mai salito sul gradino più alto del podio. Certo, sarebbe illogico pensare che Bagnaia possa fare parte del novero dei piloti che cercheranno di strappare il titolo a Marc Marquez ma il giovane piemontese potrà togliersi delle soddisfazioni e magari arrivare al titolo di rookie dell'anno che nel 2018 andrà a Franco Morbidelli. Un altro ragazzo che ha vinto il Mondiale Moto2 prima del grande salto. Un altro ragazzo cresciuto nella Academy di Valentino Rossi. Quando ha capito che poteva essere l'anno buono?«Dopo la terza gara. Quella di Austin è una pista che non mi piaceva e sulla quale non sono mai andato forte. Invece quest'anno è cambiato tutto: sono stato velocissimo e ho anche vinto il Gp delle Americhe. La vera consapevolezza, però, è arrivata grazie al successo in Austria, prima di ferragosto. Lì mi sono sentito veramente forte».A Sepang la grande festa.«Un'emozione unica, incredibile. Sono arrivato lì con tanta pressione, sapevo di poter vincere il campionato e ho cercato di pensarci il meno possibile».Da febbraio lei sa già che nel 2019 avrebbe corso nelle MotoGp. Questa sicurezza l'ha aiutata?«Sì. Mi sono tolto il pensiero e mi sono concentrato su quello che avrei dovuto fare, sapendo che i risultati non avrebbero condizionato il futuro. Alle MotoGp inizierò a pensare dopo il Gp di Valencia».Ha parlato con Petrucci?«Non ancora, ma lo farò sicuramente nel fine settimana».Un po' la preoccupa il salto di categoria?«No, perché c'è talmente tanto da imparare che non posso perdere tempo con ragionamenti inutili: la preoccupazione deve lasciare il posto alla voglia di apprendere, a maggior ragione quest'anno. Ma a dire il vero per me è sempre stato così. Sarà importante crescere passo dopo passo».Quanto è importante fare parte del gruppo degli allievi di Valentino Rossi?«Moltissimo. Averlo con noi quasi tutti i giorni è un grande vantaggio, perché ci segue e ci insegna tutto quello che può. E ci traccia la via per evitare di commettere errori, forte della sua esperienza e del suo indiscusso talento».L'anno prossimo sarà suo avversario.«Se mai dovessi essere in bagarre con lui significherebbe che sono molto avanti: pensare a un'eventualità del genere sarebbe fare il passo più lungo della gamba. Ma se proprio dovesse succedere sono certo che non si arrabbierebbe se dovessi sorpassarlo, perché è un grandissimo sportivo. Va aggiunto che, essendo una grandissima "macchina da acquisizione" (ride, ndr), mi fregherebbe subito. Insomma, sarebbe "figo" battersi con lui, ma Vale avrebbe la meglio perché è il più forte di tutti e apprende sempre più in fretta degli altri». In uno sport in cui il compagno di squadra è il primo avversario è sembrato molto solido il suo legame con il suo compagno di team Luca Marini.«La squadra è molto unita, è importante che ci sia armonia nel box. Penso che anche in tal senso abbiamo tutti svolto un buon lavoro, nessuno escluso. E se sono arrivati i risultati credo sia anche per questo». Oltre all'armonia e al suo talento ci sono stati anche dei sacrifici, immaginiamo.«Indubbiamente sì. Ho dovuto lasciare presto i genitori, gli amici, la ragazza e la mia Chivasso per trasferirmi a Pesaro. Quando si ha la passione tutto è meno duro e per me è stato così: credo che tutto quello che ho fatto abbia contribuito nel portarmi al titolo mondiale. E non posso che essere contento delle scelte operate in passato e ringraziare i miei genitori che mi hanno sempre appoggiato, lasciandomi la libertà di inseguire un sogno». Possiamo dire quindi che Torino non ha solo i bianconeri della Juve e i granata del Toro e che anche nelle moto da oggi il Piemonte tiene il passo dei romagnoli.«Sì (sorride, ndr): però per imparare ad andare più forte mi sono dovuto trasferire da loro». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI