L'indispensabile scelta della discontinuità sempre rinviata
Il Pd torna in piazza: per mostrare l'esistenza dell'opposizione e ritrovare le ragioni per sentirsi ancora, dopo tante lacerazioni, una comunità politica Segnali di vita dopo un tempo apparso infinito, ma certo non sufficienti. Quello che chiede l'elettorato democratico, frastornato, ma deciso a resistere alla montante marea nazionalpopulista, non è un palco, o un'unità di facciata, bensì un nuovo gruppo dirigente e una nuova leadership. E, soprattutto, un partito capace di essere saldamente una forza riformista di sinistra. Dotato di una cultura politica che consenta di leggere le trasformazioni telluriche, indotte dalla globalizzazione, che stanno investendo la società italiana nella sua composizione sociale, nelle sue domande, nel suo immaginario collettivo. Un partito che abbia precisi ceti sociali di riferimento pur sapendo parlare a tutti. Invece il Pd, a sei mesi dalla disfatta di marzo e dopo anni quattro anni di ininterrotte sconfitte che ne hanno progressivamente dimezzato consenso, radicamento sociale, influenza a livello nazionale e locale, deve ancora celebrare il congresso. C'è da rimanere allibiti. Il fatto è che il partito è ancora ostaggio di Renzi che controlla direzione e gruppi parlamentari. Un'ipoteca, quella renziana, che ha impedito la discussione che, in ogni altra formazione sarebbe avvenuta senza indugio dopo la rottura sentimentale con l'elettorato e la lunga sequela di errori: da ultimo la rinuncia a fare politica favorendo la nascita di un governo che potrebbe condurre l'Italia fuori dall'Europa e alla catastrofe finanziaria. Così, al di là delle bandiere al vento e all'impegno di questo o quel dirigente, il Pd appare come prigioniero di un ceto politico che sembra interessato esclusivamente alla propria sopravvivenza. Nell'illusione che, tra qualche anno, il vento cambi. Il fatto è che, tra qualche anno, della sinistra incarnata dal Pd potrebbe non esserci più traccia. Una marcia verso il baratro che, forse, può essere interrotta se i democratici daranno segno di visibile discontinuità: nei volti e nelle politiche. Pur sapendo che il compito è, comunque, arduo. Se non altro perché il tempo in politica è fattore decisivo e gli spazi d'azione sono limitati dalla presenza di partiti di "lotta e di governo", in larga sintonia con gli italiani, che si presentano come alfieri di una "rivoluzione popolare". Una scelta indispensabile, quella della discontinuità, per avere qualche chance alle elezioni europee: un'altra sconfitta catastrofica segnerebbe il definitivo "rompete le righe!". Con tutte le conseguenze del caso. Qui e ora, dunque, è il tempo per opporsi all'impetuoso e scuro vento che soffia da diverse direzioni. Ricordando, con il Rilke di Giorni d'autunno, che "chi non ha casa adesso, non l'avrà. Chi è solo a lungo solo dovrà stare. ... e incerto sulle vie tornare dove nell'aria fluttuano le foglie". -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI,