In auto aveva cacciaviti e una mazza da baseball A processo un 48enne
CUORGNÈ«Mio figlio era vittima di bullismo, ma io non ho mai inveito contro nessuno». Una vicenda intricata, almeno stando al racconto dell'imputato, D. G. S., quella avvenuta nel febbraio del 2015. L'uomo, 48 anni, assistito dall'avvocato Franca Sapone, è accusato di detenzione d'armi atte ad offendere. Nell'udienza di lunedì, presso il tribunale di Ivrea, ha spiegato al giudice Ombretta Vanini di essere innocente, fornendo delle giustificazioni al fatto di essere stato trovato in possesso degli arnesi, in auto. «Il 28 febbraio del 2015, ero stato chiamato da un conoscente poiché in un appezzamento di terreno della mia ex convivente, si era rotto un tubo dell'acqua - il racconto - . Prima di arrivare sul posto ho caricato in macchina due differenti cacciaviti, una chiave inglese, una a pappagallo e una mazza da baseball. Riparato il tubo sono andato a prendere mio figlio a scuola che rientrava da una gita. In quella circostanza, lui mi disse di essere vittima di bullismo da parte di due fratelli che abitano poco distante da noi. Decisi di andare dai carabinieri per denunciare i fatti. Il militare di guardia mi disse di tornare il giorno successivo, ma mentre rientravo a casa, vidi una gazzella,e mi avvicinai con l'auto per raccontargli cos'era successo. I militari, però, decisero di perquisirmi, e mi ritrovo qui».Questa, però, è una versione del tutto differente rispetto a quella verbalizzata dai militari di Cuorgnè. Secondo gli uomini dell'Arma, il 48enne, all'interno della caserma avrebbe inveito in modo veemente contro il papà dei ragazzini e qualche istante dopo, a bordo della sua auto, vennero trovati gli arnesi atti a offendere. Inoltre, sempre all'interno dell'auto dell'imputato, fu ritrovato anche un ovulo di cocaina, ma per la detenzione di sostanze stupefacenti l'uomo verrà giudicato con un altro processo. La sentenza di primo grado verrà pronunciata il 28 novembre. --E.A.S.