La scuola all'anno zero C'è chi non ha soldi per collegarsi a internet
La scuola digitale è uno dei paradossi italiani. Miliardi di euro di risorse e un ritardo di almeno 10 anni rispetto ad altri paesi. Più che parlare di classi 3.0, per l'Italia bisognerebbe parlare di classi 0.0. Bisognerebbe discutere di "divario digitale" correlato allo stato socio-economico degli studenti, al genere, alla posizione geografica e alla scuola che lo studente frequenta. Per l'Italia quel divario c'è lungo lo stivale e anche con l'estero.NUMERI DA INCUBOI numeri parlano chiaro. Nel 2008 il ministro Maria Stella Gelmini investì 93 milioni di euro per l'innovazione nelle scuole e per l'acquisto di Lim (lavagne interattive multimediali), dieci anni dopo meno della metà delle classi italiane ha in dotazione una lavagna digitale, ma gran parte di esse hanno le lampade fulminate e quindi sono inattive. Acquistare le luci costerebbe migliaia di euro e i dirigenti scolastici non hanno i soldi per la manutenzione. E che dire dei libri digitali, obbligatori dal 2014, utilizzati dall'1% dei docenti italiani? I maggiori editori di testi scolastici sostengono che l'incremento del venduto dei formati digitali è insignificante. L'ELEFANTE FERMATO DAL TOPOLINOL'Italia si scontra con la tecnologia come un elefante fermato da un topolino. Mentre si discute sulla validità formativa e sulla preparazione degli studenti con l'introduzione del digitale in classe (pur essendo il Sud destinatario di molte più risorse esiste ancora il divario nei risultati Invalsi fra Nord e Sud) anche il ministero deve constatare che a fronte dei 103 milioni di euro stanziati per portare la fibra in ogni istituto, solo il 13% degli istituti è stato raggiunto dalla connessione spesso di pessima qualità (mediamente si naviga a una velocità sotto i 10mbps). Navigare in rete costa talmente tanto ai singoli istituti che molto spesso si preferisce rinunciare all'utilizzo di dispositivi elettronici e ritornare ai vecchi metodi.MEDIOEVO DIGITALEOltre alle competenze di base di alfabetizzazione del calcolo per affrontare la società iperconnesse del 21esimo secolo servono semplici infrastrutture che permettano l'accesso al mondo digitale. E quelle mancano in più parti. Le preoccupazioni per la scuola del futuro vengono proprio da chi deve fare i conti con le risorse a disposizione, gli studenti e la formazione dei docenti. «Il digitale è un supporto fondamentale per l'educazione delle nuove generazioni ma il futuro è lontano», dice Domenico D'Alessandro, preside di un liceo della provincia di Salerno che appartiene alla generazione di transizione quella che ogni giorno deve confrontarsi con le difficoltà strutturali (mancanza di aule e strutture sportive nell'istituto che dirige) e la visione futuristica educativa dettata dal ministero. «La scuola digitale esiste, nel nostro liceo cerchiamo di dedicare le poche risorse che abbiamo al corso di scienze applicate che può usufruire di un'aula digitale e progetti di realtà virtuale grazie anche alla collaborazione con alcune università. Gli altri corsi si muovono in maniera un po' più tradizionale», ammette. DIVARIO PREOCCUPANTEScelte che implicano delle discriminazioni tra studenti? «Non è una discriminazione - dice - si privilegia lo studente che ha scelto un corso di studio in cui la presenza dell'informatica è più forte». Piccole differenze che rischiano di aumentare quel divario digitale tanto temuto. «La digitalizzazione non dovrebbe creare differenze, anzi, con la rete anche scuole dei paesini più lontani hanno le stesse opportunità di quelle del centro. È più un problema di prospettive, di quello che aspetta i giovani dopo la scuola».L'Italia è un passo indietro rispetto agli altri paesi. «Il problema è che si è lavorato poco e male sulle lingue straniere». Per la scuola digitale si discute anche di robot in cattedra il timore è che possano sostituire i docenti: «Il nostro compito è anche insegnare l'umanità e non solo le discipline, non c'è un robot che per quanto umanoide sia in grado di avere un contatto umano con uno studente. Resterà una figura di secondo piano». --Rosaria Federico BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI