Colpiti da (finto) benessere
L'analisiFurio PrandiTutto a posto, niente in ordine. Nell'anno in cui il calcio italiano pare aver ritrovato un antico smalto ed è riuscito, soprattutto con l'arrivo di CR7 alla Juve, a far risuscitare un certo appeal internazionale, in realtà deve fare i conti (è proprio il caso di dirlo) con i consueti problemi strutturali legati ai bilanci malsani. Il rovescio della medaglia dell'apparente benessere improvviso è tutto in quel guazzabuglio che pervade le serie minori in questi giorni, con fallimenti, penalizzazioni, ripescaggi negati, format che cambiano in corsa e altre amenità del genere. Un sistema sull'orlo del collasso. E che pure riesce sempre a sopravvivere. Ma restiamo alla Serie A, i cui guai peraltro si riversano poi a cascata.L'ora del leasingIl report 2018 della Figc, basato sui conti della stagione 2016-2017, era abbastanza positivo e lasciava intravvedere una situazione in miglioramento: un paziente che sta meglio, anche se certamente non gode ancora di buona salute. Il trend può essere confermato: il valore della produzione del calcio professionistico italiano era cresciuto più o meno del 17% rispetto all'anno precedente, ma restava negativo il risultato netto condizionato dalle perdite dei club, un debito che oggi ha sfondato i quattro miliardi. Nella sessione del mercato che chiude in queste ore le società di Serie A hanno speso quasi un miliardo, ma le formule delle operazioni sono ormai quasi tutte a rate, in prestito, in prestito con diritto di riscatto, o "recompra" come va di moda dire adesso. Il Milan, alle prese con i guai del fair play finanziario Uefa (di cui era stato vittima persino in proporzioni esagerate prima che il Tas ribaltasse quella prima sentenza di esclusione dalle coppe europee francamente poco coerente con quel che è stato deciso finora per altri club), è un chiaro esempio di come si possono fare acquisti anche molto costosi (Higuain, Bakayoko) senza apparentemente spendere molto. Tanto poi ci sono le formule di pagamento ad hoc, ovviamente regolari. E le acrobazie salva-bilanci, e le plusvalenze (il Chievo he finito pesantemente nei guai) che sistemano tutto.il nuovo slancioIl saldo tra entrate e uscite resta dunque abbondantemente negativo. Ma c'è un ma. Il cosiddetto effetto Cristiano Ronaldo. Può l'arrivo di un solo campione risolvere tutto? Ovviamente non può. Ma può cambiare le carte in tavola. Ha ridato slancio, ha ricreato entusiasmo nel pallone italiano che, tanto più dopo la storica eliminazione dai Mondiali, era ripiegato su se stesso. Invece è arrivata l'impennata, un improvviso senso di positività, naturalmente del tutto fittizio, ma capace di farci risentire dentro un "boom". Sono arrivati altri campioni, è tornato un allenatore di grande prestigio come Ancelotti, insomma tutto serve a far pervadere la Serie A e il nostro calcio di un certo ottimismo. E del benessere, economico, ci può essere veramente. Le televisioni e i diritti, anzitutto, che quest'anno porteranno più denaro fresco nelle casse delle società. Anche i botteghini (abbonamenti e biglietti), che pure rappresentano una voce non fondamentale nei bilanci, daranno molto di più rispetto agli ultimi campionati. E poi il merchandising, l'indotto, il prodotto-calcio vissuto all'esterno dello stadio. Non è ancora quantificabile il miglioramento dei conti, ma ci sarà.l'europa e noiPur di entrare nelle coppe europee (possibilmente la Champions League, quella che fa davvero la differenza), i club italiani sembrano ormai disposti a tutto. Del resto è lì, è acclarato, che c'è il vero Eden: negli ultimi dieci anni (2007-2017) la Juventus con le sue partecipazioni alla massima coppa continentale (che adesso vuole anche assolutamente provare a vincere) ha raccolto proventi per 442 milioni di euro, mentre le squadre italiane in totale ne hanno ricavati 1,2 miliardi. Capito dov'è il futuro? -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI