Poche espulsioni e controlli ko Così l'Andalusia è andata in tilt
il casoFrancesco Olivo / madrid«Grazie a Dio siamo in Spagna». I soccorritori lo raccontano spesso: quando i migranti scoprono di essere sbarcati nella penisola iberica si lasciano andare a grida di gioia. Per la fine di un viaggio drammatico, certo, ma anche per il luogo d'approdo, considerato più ospitale. La Spagna, infatti, ha un sistema garantista, con un problema strutturale (mancano i fondi) e due anomalie: la gestione dei minori e la normativa a parte delle due enclave nel Nord del Marocco, Ceuta e Melilla, dove vige un sistema molto più rigido. Gli arrivi degli ultimi mesi stanno mandando al collasso i centri di accoglienza del Sud, specie nella provincia di Cadice, dove sono stati allestiti accampamenti di fortuna. Tanto che il governo socialista, dopo aver negato, ha dovuto ammettere: «Siamo in emergenza». Gli ultimi dati completi sono quelli del 2017, raccolti dal Difensore del Popolo, che vigila sull'attività del governo: dei 27.614 sorpresi ad attraversare la frontiera illegalmente, quasi tutti via mare, circa 20mila hanno ricevuto un ordine di espulsione, ma solo 5.272 sono stati allontanati dal Paese (il 18% del totale).Anche la Spagna ha i suoi Cie, i quali però sono spesso stracolmi, così, il più delle volte si lasciano liberi di circolare i migranti in sovrannumero: solo il 34% degli stranieri sbarcati sulle coste ha trascorso un periodo nel centro di internamento, per un massimo di 2 mesi. Una volta arrivati sul suolo spagnolo, i migranti intercettati vengono fermati dalla polizia per massimo 72 ore e in seguito messi a disposizione di un giudice che valuta la singola situazione e poi decide: o reclusione in un Cie o la libertà. Un discorso a parte, va fatto per Ceuta e Melilla. Chi entra (e non è facile) nelle enclave nel Nord Africa, circondate da alte reti con il filo spinato, può infatti essere subito rimandato al di là del confine, senza essere identificato. La procedura delle «restituzioni a caldo» («devoluciones en caliente»), in vigore dal 2005, è possibile grazie a un accordo col Marocco ed è da anni al centro di polemiche, culminate in una sentenza del Tribunale dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato la Spagna a risarcire i migranti colpiti dalla misura con 5.000 euro. Chi non viene espulso subito finisce nei Ceti, centri di identificazione più rigidi dei Cie, da dove i migranti non possono uscire. Il governo socialista finora ha agito con grande prudenza sul tema di Ceuta e Melilla: ha confermato il ricorso contro la condanna di Strasburgo, ma ha annunciato la volontà di togliere il filo spinato dalle reti di protezione del confine, una promessa che ha creato malumore nelle forze di polizia e pare, nelle autorità marocchine. L'escalation degli sbarchi degli ultimi due mesi inizia a provocare problemi territoriali. Tutte le barche arrivano in Andalusia, con la sua lunga costa affacciata di fronte al Marocco, da Malaga fino a Cadice, così il sistema d'accoglienza della regione è andato presto in tilt. La potente presidente andalusa, Susana Diaz, socialista, ma rivale interna di Sanchez, se la prende con il governo: «I migranti devono essere distribuiti equamente in tutte le regioni». A differenza di quanto avvenuto in Italia, nessun amministratore locale, almeno esplicitamente, ha rifiutato l'arrivo dei profughi, anzi la vicenda dell'Aquarius vide una competizione tra alcune città per aprire il proprio porto alla nave respinta dall'Italia e da Malta. Alla polemica di Siviglia si deve aggiungere un'altra spina nel fianco del governo: Partito Popolare e Ciudadanos stanno rompendo il tabù, che ha visto per anni l'immigrazione tenuta fuori dal dibattito politico. Sia pure in forma più blanda rispetto ai movimenti populisti europei, i due partiti stanno criticando Sanchez per la gestione migratoria, «non c'è posto per tutti», ha detto il neo leader del Pp Pablo Casado. Ma per ora, l'approccio soft premia il Psoe, tornato primo dopo 10 anni. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI