In pensione senza liquidazione «Si aspetta anche quattro anni»

Rita Cola / settimo vittoneIl suo nome è Giuseppe Pusceddu. Abita a Settimo Vittone e, curiosità, presiede il circolo Molino Lingarda. Nato nel 1952, il 24 ottobre compirà 66 anni. La sua è una storia che fa capire come, nelle maglie delle norme, restino impigliate persone con nomi, cognomi e storie. Pusceddu rischia di prendere la liquidazione a quattro anni dalla cessazione del servizio.OLTRE QUARANT'ANNI DI LAVORONel 1976 cominciò a lavorare nella Provincia di Torino, cantoniere nel gruppo che si occupava delle strade di Ivrea e del circondario. Ora, con altre 65 persone dipendenti dell'ente, si trova in una particolare situazione, è una specie di esodato. Uscito dal servizio sì (fu deciso a novembre 2015 e rimase a casa dal primo aprile 2016) ma con ancora la liquidazione da incassare a distanza di oltre due anni e con la prospettiva di maturarne i requisiti soltanto dal primo gennaio 2019.Soprattutto, ed è quello che lo fa sentire maggiormente tra dispiaciuto e arrabbiato «senza che gli estremi di questa nostra uscita dal servizio ci fossero spiegati nel dettaglio, in modo da essere informati e fare le nostre valutazioni. E, in più, una volta che si era capito che le cose erano un po' diverse da come ce le aspettavamo, non siamo riusciti a trovare un riscontro normativo per tutto». «Dico solo- aggiunge - che se mi fossi licenziato, i termini per incassare la liquidazione sarebbero cominciati subito».Ma che è successo? Pusceddu fa un passo indietro. «La legge Madia del gennaio 2015 consentiva agli enti pubblici con difficoltà di bilancio e esubero di personale di mandare in pensione con le regole ante provvedimento Fornero». La Provincia di Torino, nel limbo di diventare Città metropolitana, era proprio uno di questi enti e l'uscita, quindi, di personale verso la pensione consentiva anche di abbassare il numero dei lavoratori da ricollocare in altri enti. GLI ALTRI COME LUIGiuseppe Pusceddu era tra i 66 lavoratori della Provincia di Torino con i requisiti per restare a casa. E così fece, dopo 41 anni e 17 giorni di servizio. Oltre alla Provincia, dove Pusceddu ha lavorato nel settore Viabilità per 40 anni, aveva alle spalle altri diciotto mesi di attività. Pusceddu, pensava di poter contare sulla liquidazione del Trattamento di fine rapporto. Nei documenti, però, la dicitura Tfr non compariva. Compariva, invece, l'acronimo Tfs ovvero trattamento di fine servizio. «In pratica - racconta - abbiamo scoperto che, oltre a dover aspettare fino a un massimo di ventisette mesi come tutti i dipendenti pubblici per potersi vedere liquidata la somma, avremmo dovuto aspettare ancora di più». Di più quanto? «Dipende dal nostro stato di servizio. Sostanzialmente, il periodo di 27 mesi - il tempo che si prende la pubblica amministrazione per liquidare il Tfr - sarebbe cominciato solo dal momento del nostro raggiungimento dei requisiti pensionistici con la legge Fornero, quindi 42 anni e dieci mesi». Nel suo caso specifico, il count down per vedersi riconosciuta la liquidazione comincerà con il 2019. Pusceddu, come detto, è in buona compagnia. Sessantasei le persone nella stessa situazione in Città metropolitana, circa seimila in Italia. Un gruppo di ex colleghi di Pusceddu ha avviato anche un ricorso per avere chiarezza davanti a un giudice, ma al momento non c'è stato alcun pronunciamento. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI