Presidio di Libera Piemonte nella villa confiscata al boss
Lydia Massia / San Giusto CanaveseHanno cominciato con il taglio della siepe alta cinque metri i giovani di Libera Piemonte e di Acmos, che dalla scorsa settimana presidiano l'ex villa del boss Nicola Assisi a San Giusto, un bene confiscato, appartenuto a quello che è oggi considerato un narcotrafficante internazionale, latitante, forse in Brasile. Poi lungo il perimetro della lussuosa dimora, i ragazzi hanno posizionato cartelli con i volti di alcune delle vittime di mafia: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Bruno Caccia. Per giovedì 19 luglio, alle 21, in piazza del municipio, hanno organizzato un incontro spettacolo per ricordare la strage di via d'Amelio, in cui, il 19 luglio 1992, furono uccisi da un'autobomba Borsellino e cinque agenti della scorta. La villa inagibileAd alternarsi sono una ventina di ragazzi appartenenti ai presidi di Libera del territorio e all'associazione Acmos di Torino. Possono stare però solo all'esterno della villa, nel giardino, sotto la tettoia e in un camper messo a disposizione dalla Croce rossa. L'interno della villa è ancora inagibile dovrà essere stato bonificato dopo l'attentato incendiario dello scorso giugno. Subito dopo, Libera aveva organizzato un'assemblea, a cui avevano partecipato, tra gli altri, i vertici della Prefettura, l'ex procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, il presidente della Regione Sergio Chiamparino e il presidente e fondatore di Libera don Luigi Ciotti. Proprio in quell'occasione era stato lanciato il presidio.«Si tratta di un luogo che appartiene allo Stato - sottolinea Maria José Fava, referente di Libera Piemonte -. Noi siamo a San Giusto per ricordarlo, 24 ore su 24». I ragazzi di Libera, presenti giorno e notte, non sono soli: resta il presidio permanente delle forze dell'ordine istituito dopo l' atto intimidatorio. I partecipanti al presidio organizzano attività culturali e sociali legate alla rete di Libera: assemblee, formazioni sul tema, momenti di commemorazione collettiva. «Il programma è rimanere ogni giorno, fino al 25 luglio, poi si vedrà».Non si tratta ancora di campi della rete -aggiunge Fava - perché la burocrazia non permette un affidamento così celere del bene confiscato, ma il segnale resta lo stesso: dare visibilità e occupare uno spazio che in questo modo ritorna alla collettività». Intanto, c'è da registrare la nota polemica di Francesca Frediani, capogruppo regionale del M5s. M5s contro Regione«Inutile promuovere la legalità a parole, - dichiara Frediani - se le azioni concrete vanno in direzione opposta. La giunta ha ridotto di un quarto le risorse per interventi volti al riutilizzo e la funzione sociale dei beni confiscati alle mafie. Per il bando 2018, in pubblicazione a settembre, sono previsti 150 mila euro, contro i 200 mila dello scorso anno. I beni confiscati alla mafia sono invece una vera e propria emergenza nella nostra Regione». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI