Tim, cassa integrazione per 29mila dipendenti

ROMAQualunque cosa voglia fare il nuovo Governo su Alitalia, va fatta in fretta. I commissari straordinari di Alitalia, ma anche l'Enac, mettono in guardia dai rischi che il prolungarsi della situazione di incertezza potrebbe avere per il futuro della compagnia e per l'hub di Fiumicino. Ma le forze politiche che stanno preparando il Governo sembrano escludere una vendita, propendendo per un rilancio: «Siamo convinti che non vada semplicemente salvata in un'ottica di mera sopravvivenza economica - è scritto nella bozza di contratto M5s-Lega - bensì rilanciata, nell'ambito di un piano strategico nazionale dei trasporti che non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo».Intanto i numeri del primo trimestre certificano i risultati raggiunti dai commissari Gubitosi, Laghi e Paleari, che hanno fatto il punto davanti alla Commissione speciale del Senato. Malgrado il 2017 sia stato un «anno difficile», nei primi tre mesi 2018 le perdite operative si sono dimezzate (l'Ebitda, depurato da ricavi e costi non ricorrenti, è sceso a -117 milioni, dai -228 milioni del primo trimestre 2017); i ricavi sono cresciuti del 4% a 597 milioni; i passeggeri si sono stabilizzati, col lungo raggio cresciuto dell'8,8%.di Denis ArtioliwMILANOTim ha avviato la procedura di cassa integrazione straordinaria per 29.736 lavoratori (su un totale di 44.172) «per riorganizzazione aziendale». Dopo due anni di contratti di solidarietà e prepensionamenti, al termine della Cigs sono previsti circa 4.500 esuberi. La notizia è stata comunicata ieri dall'azienda ai sindacati e si è aperto uno scontro con i rappresentanti dei lavoratori che «respingono il piano» e accusano Tim di aver compiuto un atto di forzatura unilaterale. L'amministratore delegato Amos Genish ha sottolineato che Tim sta cercando «ovviamente, di risolvere questo problema con tutte le parti rilevanti il più in fretta possibile». In una nota, l'azienda, ha confermato la decisione sottolineando che «il progetto verrà analizzato e discusso con le organizzazioni sindacali nell'auspicabile prospettiva di pervenire a un accordo in tempi rapidi» auspicando un «confronto costruttivo». Tim spiega di aver avviato fin dal mese di gennaio 2018 un confronto con le organizzazioni sindacali «per individuare le misure a sostegno del piano industriale DigiTim e, in particolare, definire un piano organici coerente con le finalità e i target annunciati». Ma «non è stato possibile raggiungere una soluzione condivisa e adeguata alle sfide di trasformazione dell'azienda». Nel dettaglio, il progetto di cassa integrazione guadagni straordinaria presentato al ministero del Lavoro coinvolge, per una durata di 12 mesi, 29.736 dipendenti: durante l'anno saranno sospesi dal lavoro, a rotazione, per 26 giorni. Concluso il periodo, le eventuali eccedenze di personale sono stimate in 4.500 unità da gestire con prepensionamenti e incentivi all'esodo previsti dalla legge Fornero. Le organizzazioni sindacali passano all'attacco e sostengono che l'avvio da parte di Tim della procedura di Cigs per 29.736 lavoratori, «è l'ulteriore atto di forzatura unilaterale messo in atto dall'azienda». Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil respingono «in maniera netta questa scelta». I sindacati vogliono «riaprire un confronto che affronti e risolva positivamente tutto l'insieme delle questioni presenti e riconsegni un clima di ordinarietà delle relazioni sindacali». La Cigs, secondo i sindacati «non aiuta a risolvere gli indubbi problemi che vi sono, alimenta un clima di lacerazione con i lavoratori». Su questa vertenza, i sindacati chiedono anche il coinvolgimento di «tutto il Paese» perché, affermano, si tratta di una vicenda che «deve coinvolgere le istituzioni e la politica nel suo complesso». Genish sostiene invece che l'azienda è stata «costretta» a mettere in campo la Cigs, accusando i sindacati di scarsa collaborazione «perché negli ultimi sei mesi i negoziati non sono andati avanti. Rendere l'azienda unica responsabile è chiedere troppo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA