Viminale e Lavoro Ministeri di peso per Salvini e Di Maio

ROMAFino all'ultimo è stata una sfida a due. Né Matteo Salvini né Luigi Di Maio hanno voluto mollare sul proprio nome. «Sarà un politico». «Non proprio un politico, qualcosa di simile». «Un tecnico politico». «Mai un tecnico vero e proprio». Così, per tutta la giornata, Lega e M5S hanno cercato di mascherare il profilo del premier che porteranno al Colle. L'unica informazione è di genere: il ballottaggio è tra due uomini. Salvini e Di Maio daranno un solo nome a Sergio Mattarella, disponibili, però - questo è l'accordo - a far valutare anche l'altra scelta. Fonti di Forza Italia parlano di una telefonata di cortesia di Salvini ad Arcore. Il leghista avrebbe spiegato a Silvio Berlusconi che la persona scelta deve ancora sciogliere la riserva. In serata girava il nome dell'ex rettore dell'Università di Milano, Gianluca Vago, proposto dal Carroccio e stimato dal capo politico del M5S che lo ha incontrato durante la campagna elettorale. Alla vigilia dei colloqui al Quirinale, ci sono solo alcune certezze. I parlamentari leghisti hanno ricevuto un sms: «Fatevi trovare pronti a Roma da martedì in poi, per il voto di fiducia». Di Maio ha mantenuto la parola e non ha più insistito per avere la premiership. Anzi, da quello che confermano da ambienti leghisti e grillini, Salvini gli ha dato un'ultima estrema chance per esaudire il suo desiderio di andare a Palazzo Chigi: «Stringi la mano a Berlusconi e diventi premier».La risposta è stata la stessa di tutte le ultime settimane: «Mai, sono orgoglioso di non averlo fatto prima e non lo faccio ora». Il sogno dei 5 Stelle si è infranto di fronte al muro del centrodestra. Per spezzare la coalizione e indebolire Salvini, Di Maio ha dovuto sacrificare se stesso. Il leghista, invece, non ha mai rivendicato per sé Palazzo Chigi, salvo quando stava per diventare molto concreta la strada della staffetta. Ma entrambi volevano cominciare per primi, uno per agganciare la non sfiducia di Fi, l'altro in forza degli «11 milioni di voti presi e del 32%». È finita che con molta probabilità faranno i vicepremier con deleghe importanti. A Salvini andrà il Viminale, anche se fino alla fine non era così sicuro di entrare nell'esecutivo. A Di Maio non dovrebbero andare gli Esteri ma Welfare e Lavoro, una scelta spiazzante che misura però l'importanza della battaglia epocale per il M5S: il reddito di cittadinanza.Il lavoro sul programma non è completamente finito ma è abbastanza per salire al Quirinale, questo pomeriggio, e dimostrare al presidente Mattarella di essere a buon punto. Non è detto che il Capo dello Stato riceverà entrambi insieme. Potrebbe incontrare prima Di Maio, leader del principale partito della quasi alleanza, e poi Salvini. A Mattarella non presenteranno un elenco di ministri, sanno che lui non gradirebbe, visto che è sua prerogativa scegliere chi mandare nei vari dicasteri. Un elenco, però, aggiornabile fino all'ultimo, è pronto. Lega e M5S hanno scelto i propri uomini (e donne, poche) per la squadra di governo. Sarà «super politico» giurano dal M5S. Per il Carroccio: Giancarlo Giorgetti, il cui nome ancora ieri notte girava insistentemente come premier, sarà sì a Palazzo Chigi ma da sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Sulla soglia del governo anche il fedelissimo capogruppo dei senatori Gianmarco Centinaio e il presidente della commissione speciale Nicola Molteni. Tutti, finora, partecipanti al tavolo del Pirellone. Degli economisti in quota Lega non dovrebbero entrare né l'ideologo della flat tax Armando Siri né l'antieuro Claudio Borghi, entrambi al lavoro sul contratto. Non era al tavolo ma è nella lista per il governo l'altro economista no-euro, Alberto Bagnai, un cuore a sinistra, a lungo corteggiato dal M5S ma oggi deputato della Lega. (ame.lam. - i.lomb.)©RIPRODUZIONE RISERVATA