Il grande parco del Malgrà dedicato a Dante Meaglia

RIVAROLO CANAVESE Da mercoledì, il parco del castello Malgrà è diventato parco Dante Meaglia. Aveva un debito di riconoscenza, Rivarolo, con uno degli eroi della Resistenza, Medaglia d'argento al Valor militare, Cavaliere della Repubblica, per anni presidente ed anima della sezione Anpi di Rivarolo (memorabili le sue lezioni a scuola, a cercare di far capire, con la testimonianza diretta, ai ragazzi, che cos'è stata la Guerra di Liberazione, e quanto attuali, ancora oggi siano i valori della Resistenza). La cerimonia dell'intitolazione del parco è avvenuta dopo quella svoltasi presos il Monumento ai Caduti di corso Torino dove sono intervenuti il sindaco della città, Alberto Rostagno, quello del Consiglio dei ragazzi, Pietro Gallo, il presidente della sezione Anpi Favria, Oglianico e Rivarolo, Gabriella Meaglia, il referente Anmig di Torino, Rodolfo Meaglia, e direttamente dalla Valpellice la staffetta partigiana Maria Airaudi. Nel parco, ai figli di Dante Meaglia, Gabriella e Rodolfo, dopo la benedizione del vice parroco, don Maurizio Morella, è spettato il compito di scoprire la targa dedicata al padre, mentre a tracciare un profilo del partigiano, ripercorrendone la storia e le vicissitudini, è stato Domenico Rostagno, per molti anni sindaco di Rivarolo e papà dlel'attuale primo cittadino. Di Meaglia, della sua opera, di ciò che lasciato, ha parlato, non senza commozione, anche il rappresentante torinese dell'Associazione nazionale Mutilati e invalidi di guerra, Vittorio Robusto, mentre è spettato a Carlo Lege chiudere gli interventi portando anche la sua testimonianza diretta.Folta la delegazione delle scuole rivarolesi, e alla manifestazione hanno partecipato anche la Filarmonica Rivarolese e il Coro polifonico. Così recita la delibera di giunta che motiva la decisione dell'amministrazione comunale di intitolare il parco a Dante Meaglia: «Partigiano coraggioso ed entusiasta partecipava a numerose azioni di guerriglia e atti di sabotaggio, distinguendosi sempre per ardimento e sprezzo del pericolo. In un audace tentativo compiuto con pochi compagni per provvedere viveri alle proprie formazioni, cadeva gravemente ferito e veniva catturato dal nemico. Sopportava fra scherni e maltrattamenti disumani, l'amputazione di una gamba dichiarando fieramente che preferiva affrontare anche mutilato il plotone di esecuzione piuttosto che farsi delatore dei propri compagni. Restituito per scambio di prigionieri riprendeva la sua attività cospirativa fino al raggiungimento della vittoria».Danilo Glaudo