Crolla il cemento alla fermata dei bus

di Simona Bombonatow IVREACadono pezzi di cemento al terminal dei bus di Bellavista. E così, allo stato di abbandono in cui versa da tempo la struttura coperta di viale Liberazione, davanti all'ingresso del tecnico-professionale Olivetti, si sommano ora problemi di sicurezza. Apposta l'Ufficio tecnico ha sistemato delle transenne in corrispondenza della pensilina sul fondo: dal contro soffitto si sono staccati infatti alcuni pezzi di cemento. La soletta si è già incurvata verso l'esterno e presenta altre crepe sulla lunghezza, cosa che fa pensare a possibili, ulteriori distacchi. Il problema, a quanto pare, è generato dall'umidità infiltratasi nel cemento. In quel punto, le tegole sono visibilmente fuori posto. Cola l'acqua lì come in altri punti ancora del blocco centrale, verso la strada, dove il gocciolio ha già eroso il materiale lasciandone scoperta l'armatura (questo al netto della quasi totalità dei pannelli di copertura mancanti, sulla sommità). Si presenta così, oggi, il terminal del trasporto locale tra San Grato e Bellavista, fermata degli autobus per tanti studenti, ma anche per gli abitanti della zona. Una struttura imponente costruita in mezzo al verde negli anni Settanta (nelle immediate vicinanze ci sono sostanzialmente solo case) dove adesso mancano i pluviali, forse rubati da qualcuno come del resto quasi tutti i punti luce che scandivano i camminamenti. Ci sono cavi penzolanti in almeno due punti e ora anche il contro soffitto mostra di non essere in ottimo stato. Nessuno si è fatto male quando si sono staccati i pezzi di cemento, ma le transenne dell'Ufficio tecnico sono lì a dire che è meglio restare a debita distanza. Il terminal in questione è lo stesso in cui, sulla base di un progetto che l'Iis Olivetti ha portato avanti coinvolgendo 36 suoi studenti coordinati dal professore Antonio Frassà, architetto di Ivrea - progetto appoggiato dal Comune due anni fa che aveva previsto 10mila euro e sostenuto anche dal Club Unesco -, questo che oggi è un rudere cadente sarebbe dovuto diventare un luogo di arte e creatività urbana. Restare sì fermata degli autobus, ma con le parti di cemento (solo l'area coperta si estende per 400 metri quadri e conta 38 colonne) abbellite grazie alla reinterpretazione di Mirò e del Bauhaus mittleuropeo. Per farlo gli studenti avrebbero usato un programma informatico particolare, non a caso il progetto, tanto promosso anche dal Comune in questi anni, si chiamava Sottoiti 2.0. E ora? «Non se ne fa più nulla, che amarezza - dice Frassà - Con il Comune abbiamo cominciato a parlarne due anni fa, ci sono stati cinque riunioni con gli uffici, abbiamo fatto video per vedere come sarebbe diventato e investito tempo ed energie. Insomma, ci abbiamo creduto, io e i ragazzi». A dicembre 2016 l'annuncio del Comune sui 10mila euro disponibili per far partire la riqualificazione. «Prima hanno cominciato a dire che occorreva appoggiarsi a un'associazione, poi c'è stato altro temporeggiare». Fino a «nove mesi fa, quando ho segnalato io stesso all'Ufficio tecnico che la struttura, ormai marcia, stava cadendo a pezzi. Nessuno ha fatto nulla, però adesso mi dicono che la priorità è proprio la messa in sicurezza e noi, se vogliamo, avremo solo delle parti marginali da decorare. No, grazie». Amareggiati, «ma anche testardi - conclude Frassà - il progetto lo ripresenteremo alla prossima amministrazione comunale, questo è certo». L'assessore Giovanna Codato la vede diversamente. Prima di tutto, quelli che si sono verificati «non sono distacchi, è la vecchia copertura da rifare». Poi, non c'è di che allarmarsi: «Solo la copertura è in pessimo stato, cemento armato e travi no». Quanto alla riqualificazione mai partita, «fa parte di un intero progetto di valorizzazione dello snodo scolastico tra i due quartieri per la promozione della mobilità sostenibile». Tempi, inclusa la messa in sicurezza? «Nei prossimi mesi: ci sono approvazioni, appalti, per cui prima di 60 giorni sicuramente no».