bruxelles
I giudici della Corte penale di Bruxelles hanno ascoltato ieri le ultime memorie relative alla costituzione di parte civile di un'associazione delle vittime nell'ambito del processo a Salah Abdeslam (foto), unico sopravvissuto degli attacchi di Parigi e Sofien Ayari, complice con cui si nascondeva a Bruxelles. I giudici hanno annunciato una sentenza per il 23 aprile alle 8.45. I due devono rispondere per le tentate uccisioni di agenti di polizia in un contesto terroristico, e di possesso illegale di armi, mentre erano barricati in un appartamento a rue du Dries a Forest, un quartiere di Bruxelles, il 15 marzo 2016, pochi giorni prima degli attentati nella capitale belga. Abdeslam è imputato in relazione alla sparatoria con la polizia a Bruxelles il giorno prima del suo arresto, avvenuto il 18 marzo del 2016. Per Abdeslam e per Sofien Ayari, coimputato nel processo, la giustizia belga ha chiesto una condanna a 20 anni di carcere. ROMA Di «minaccia incombente» aveva parlato solo pochi giorni fa il capo della Polizia, Franco Gabrielli, salutando il Papa in Vaticano. Ieri il ministro Marco Minniti ha confermato: «La minaccia - ha detto - era, è e resterà seria per un certo periodo di tempo nei confronti dell'Italia». E gli arresti e le espulsioni di questi giorni nella galassia jihadista non fanno che confermare lo stato di allerta degli apparati di sicurezza. La propaganda contro Roma, sede della cristianità, e i «crociati» si è fatta sempre più intensa, e il rischio è che qualcuno si «attivi» in un periodo delicato per la sua simbologia come quello delle festività pasquali. Riti religiosi, pienone di turisti nelle città d'arte: un contesto che preoccupa il Viminale. Mercoledì Minniti ha invitato a rafforzare ulteriormente i controlli nelle aree affollate e ha sottolineato che «le operazioni di polizia dimostrano una straordinaria capacità di prevenzione». Segnalazioni su possibili attacchi arrivano in continuazione e vengono esaminate dal Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), mercoledì convocato in seduta straordinaria da Minniti. Al tavolo - che riunisce esponenti di forze di polizia e 007 - si è ribadito che non ci sono evidenze di minacce concrete, ma il momento richiede la massima attenzione e l'intensificazione delle già elevate misure di prevenzione. Il livello di allerta è infatti già al massimo, il 2. Quello successivo, il 3, scatta quando c'è un attentato in atto. I "lupi solitari", come quello che ha colpito in Francia venerdì scorso (4 morti), sono il pericolo numero uno. Giovani, disadattati, di recente radicalizzazione, possono passare all'azione stimolati dai continui appelli al jihadismo che viaggiano in rete. «Possono attivarsi - ha aggiunto il ministro - con una capacità di prevenzione molto bassa e a prevedibilità zero». Da tenere d'occhio anche i combattenti di ritorno dai teatri di guerra: poco più di 120 quelli che hanno avuto a che fare con l'Italia. Per rientrare nei Paesi di provenienza possono seguire le rotte dei migranti, come più volte segnalato da Minniti. Da qui l'invito a rafforzare il monitoraggio su chi sbarca. Altro ambiente "caldo" è quello delle carceri, dove ci sono oltre 300 detenuti considerati a rischio per l'islamismo radicale. Anche in questo caso le antenne sono alzate, come dimostra l'espulsione pochi giorni fa dell'ex imam del carcere di Alessandria, un marocchino 35enne rimandato in patria subito dopo la scarcerazione. Proprio le espulsioni «per motivi di sicurezza dello Stato» rappresentano uno degli strumenti chiave messo in campo dal Viminale: sono già 28 nel 2018, una ogni 3 giorni e 265 dal 2015. Tra gli allontanati, una ventina di imam.La sconfitta militare dell'Is in Iraq e Siria fa aumentare l'allarme terrorismo. La minaccia dunque, come rilevato nell'ultima relazione dell'intelligence, resta «di prima grandezza», proprio per la capacità di innescare processi di radicalizzazione nei Paesi "bersaglio".