L'inquinamento ora inizia a far paura

IVREA Nei primi due mesi del 2018, a Ivrea, sono state otto le giornate di sforamento dei valori massimi di pm10 (60 complessivamente nel 2017) registrate dalla centralina di viale Liberazione, a fronte dei novantamila veicoli che quotidianamente si riversano in città. Da questo dato è partita la riflessione sul tema dell'inquinamento e della mobilità sostenibile, al centro della serata organizzata nei giorni scorsi allo Zac d'Ivrea, nell'ambito del ciclo d'incontri intitolato "A Ivrea si può fare!". Relatori della serata Marcello Dondeynaz, esperto di mobilità e Federico Vozza, vicepresidente Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta.«L'obiettivo - hanno spiegato gli organizzatori - è non solo quello di tracciare un quadro complessivo della situazione locale, ma di avanzare proposte concrete da presentare ai futuri amministratori comunali». Promuovere l'uso della bicicletta è uno dei suggerimenti emersi. «In questa direzione - ha commentato Nevio Perna del circolo Legambiente Dora Baltea - c'è molto da fare. A San Bernardo la pista ciclabile è a singhiozzo, con diverse interruzioni, mentre per andare verso Montalto e Banchette non è sufficientemente garantita la sicurezza dei ciclisti. Per realizzare una rete efficace di piste ciclabili - argomenta Perna - occorre avere una visione d'insieme, recuperare gli spazi necessari, riducendoli non soltanto ai pedoni, ma anche alle auto e garantirne la manutenzione. Altra azione importante - ha aggiunto - è incentivare il trasporto pubblico, potenziandolo in termini di frequenza e d'integrazione tariffaria. Perché, per esempio, non verificare la fattibilità d'inserire delle fermate urbane nelle diverse linee extraurbane che insistono su Ivrea?». Tra gli spunti emersi nel corso della serata anche quello di favorire l'utilizzo dei parcheggi, rendendo più appetibili, in termini tariffari, quelli periferici. Infine il capitolo del trasporto su rotaia e quello della mobilità elettrica. Relativamente a quest'ultimo, in particolare, la proposta è quella di invitare gli enti pubblici a dare il buon esempio dotandosi, appunto, di auto elettriche. «Interventi sporadici, messi in campo nei momenti di crisi - ha argomentato Perna - non sono sufficienti per creare una mobilità sostenibile che migliori la qualità della nostra vita e tuteli la salute. Il tutto - ha concluso - non può prescindere dall'aspetto culturale, dalla capacità dei singoli cittadini di modificare le proprie abitudini. In questo senso occorre un grosso investimento sull'educazione dei giovani».Paola Principe