È boom dei birrifici artigianali

PALERMO L'azienda dei bus non pagava gli stipendi, così metà degli autisti provvedeva a recuperare i soldi trattenendo per sé parte dell'incasso dei biglietti. Accadeva nel 2015 e fino ai primi mesi del 2016, all'Azienda siciliana trasporti (Ast), dove i vertici della passata gestione si sono accorti dell'ammanco, nella sede di Palermo, di circa 170mila euro, e si sono rivolti - per decisione non unanime - alla Procura del capoluogo siciliano che ha aperto un'inchiesta. La questione riguarda più che altro il singolare metodo di recupero del dovuto, visto che i soldi sono stati recuperati. Gli autisti della società, partecipata per l'intero capitale dalla Regione, si difendono spiegando che non avevano alcuna intenzione di rubare e che il loro, se era furto, lo era al solo scopo della sopravvivenza, visto che l'azienda a quel tempo non tirava fuori un centesimo, neanche la quota di cessione del quinto dello stipendio. La posizione degli autisti è sposata dai sindacati: «Parlare di furti è un grave errore - dice Amedeo Benigno, segretario regionale Fit Cisl - I dipendenti trattenevano i soldi perché non ricevevano gli stipendi e avvertivano l'Ast per scritto. Dov'è lo scandalo? Le indagini confermeranno che i lavoratori erano alla fame, in un'azienda in profonda crisi». In situazioni simili, a Catania, Messina, Ragusa e Trapani, la magistratura ha deciso che non c'è reato. «Ai finanzieri abbiamo consegnato le sentenze del tribunale etneo che ha assolto i primi dipendenti - dice Massimo Finocchiaro, presidente Ast - I soldi sono stati recuperati. Ora le condizioni sono migliorate: paghiamo gli stipendi e abbiamo acquistato 32 pullman». ROMAAromatizzata alla canapa o al carciofo, alle visciole, al radicchio rosso tardivo Igp o al riso, il boccale di birra "Made in Italy" spopola. Merito di una rete di microbirrifici artigianali sempre più crescita: dal primo nato nel 1988 si è passati ai 113 del 2008 che sono saliti ai 718 del 2017, con un balzo di oltre il 535% nel decennio e una produzione stimata attualmente in 50 milioni di litri. È così crollato l'anno scorso il consumo di birra inglese (-79%) e l'import di quella tedesca (-31%) che assieme rappresentano 1/3 della birra straniera consumata in Italia. A dirlo è la Coldiretti con un'analisi elaborata sui dati Istat sul commercio estero in occasione di «Beer Attraction» di Rimini, appuntamento dedicato a tutte le specialità del settore.«Fra birre artigianali e industriali - ricorda la Confederazione - la filiera vale circa 6 miliardi di euro» e secondo l'Istituto di statistica, la birra piace a quasi 1 italiano su 2 con un consumo pro capite medio di 31,5 litri all'anno. «Negli ultimi anni - spiega la Coldiretti - la produzione artigianale Made in Italy si è molto diversificata con numerosi esempi di innovazione» e «oltre a contribuire all'economia, la birra artigianale rappresenta anche una forte spinta all'occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore». Il boccale italiano si caratterizza per «profonde innovazioni che - afferma la Coldiretti - vanno dalla certificazione dell'origine a chilometro zero al legame diretto con le aziende agricole, ma anche alla produzione di specialità altamente distintive o forme distributive innovative come i "brewpub" (cioè i pub dove viene servita la birra prodotta sul posto) o i mercati degli agricoltori di Campagna Amica».Il fenomeno dei birrifici artigianali si è sviluppato negli ultimi vent'anni soprattutto in sei regioni italiane: Lombardia (249 aziende), Veneto (134) Piemonte (127), Toscana (112), Emilia Romagna (111) e Lazio (104). «E stanno nascendo nuove figure professionali come il sommelier delle birra che conosce i fondamentali storici dei vari stili di birre ed è capace di interpretarne, tramite opportune tecniche di osservazione e degustazione, i caratteri principali di gusto, composizione, colore, corpo, sentori a naso e palato e individuarne gli eventuali difetti - conclude Coldiretti - oltre a suggerire gli abbinamenti ideali dei vari tipi di questa bevanda con primi piatti, carne o pesce e dolci». Paesi di ben più radicata vocazione brassicola come il Belgio o la Germania, hanno riscontrato una crescita rispettivamente di 15,2 e di 9,8 microbirrifici ogni anno contro la media italiana di 71, 8.