«Troppo isolati dalla città» L'amarezza dei Tuchini

IVREANon c'è dubbio sul fatto che i più penalizzati in questo carnevale anno zero siano stati i Tuchini del Borghetto. L'angolo tra i più affascinanti della città è stato off limits sia agli altri aranceri sia al pubblico (limitato a meno di 500 al giorno). La festa del sabato è stata addirittura ad uso esclusivo degli iscritti e dei soci. Luca Gugliemini, presidente del direttivo dei Tuchini, allarga le braccia e spiega che la sua squadra - 1.600 tiratori - si è limitata ad applicare le nuove direttive imposte dalla Fondazione. «Spiace aver dovuto lasciare fuori dal Borghetto tantissimi amici e persone che volevano venire a fare carnevale con noi - commenta Guglielmini -. Quello che ci ha amareggiati di più è l'aver dovuto discutere con le persone che non riuscivano a capire per quale ragione non si poteva accedere al Ponte vecchio. Ma ripeto, le regole dettate dal piano sicurezza erano quelle e noi le abbiamo rispettate: non c'è stato nessun arancere di un'altra squadra che ha tirato in Borghetto». Regola - questo bisogna dirlo - che in molte piazze è saltata quasi subito. «Per la festa del sabato avremmo anche potuto renderla accessibile a tutti e poi chiudere le porte quando avremmo raggiunte la capienza massima - aggiunge - Guglielmini - ma così rischiavamo di lasciare fuori proprio gli iscritti». Ora i Tuchini chiedono una riflessione generale e la possibilità di ridiscutere alcuni aspetti del piano sicurezza. «Non ci è piaciuto restare isolati - conclude Guglielmini -. Alcune rigidità, anche sulla base dei numeri reali, potrebbero essere rimodulate».Anche Guido Santi, presidente dell'associazione aranceri a piedi, dice che serve una riflessione, prima interna agli aranceri e poi con gli altri. Eccenzion fatta per il Borghetto, spiega che se per la battaglia delle arance poco o nulla è cambiato con il piano sicurezza, alcune cose vanno però riviste. «Dalla sfilata del sabato sera contingentata a 100 aranceri per squadra - dice Santi - alle feste in piazza che hanno penalizzato molti di noi, rimasti senza piazza e che in poco tempo hanno dovuto organizzarsi in spazi di fortuna. Bisogna smettere di considerare gli aranceri come quelli utili solo ad organizzare lo spettacolo della battaglia per richiamare in città i turisti».