«Gloria tradita dalla sua bontà»

di Mauro GiubelliniwCASTELLAMONTE«Se Gloria si fosse confidata, se si fosse aperta, se avesse affrontato quella situazione accompagnata da un'amica forse non sarebbe caduta nella trappola diabolica ordita da Gabriele».Si sfoga con l'avvocato Stefano Caniglia, legale della famiglia Rosboch, una delle amiche chiamate a testimoniare nel processo a Caterina Abbattista, madre dell'assassino e accusata di concorso nell'omicidio della professoressa castellamontese. «Il giorno che andò ad affrontare la madre di Gabriele per riavere indietro i 187mila euro che il suo ex allievo si fece consegnare con l'inganno mi disse di volerla affrontare da sola - ha raccontato martedì in aula Roberta Loda, storica amica di Gloria, con cui condivise scuola e adolescenza - Ci siamo scritte centinaia di mail, ci sentivamo molto spesso e, oggi, sento che eravamo a un soffio dalla confidenza decisiva. Se solo Gloria avesse voluto esternare i suoi turbamenti... Lei era arrabbiata per i soldi ma il suo animo, nobile e delicato era ferito dal comportamento di Gabriele. L'aveva illusa. Le aveva prospettato una vita in Francia. Un nuovo lavoro, nuove amicizie. Quando andò da Caterina voleva un chiarimento, voleva capire perché....». Poi la voce si è rotta dall'emozione. Forse Gloria non voleva sentirsi dire quello che aveva compreso e la faceva soffrire. Gabriele era solo un cinico manipolatore. Fu ospite per quasi un anno a casa di un amico a Pinerolo.Un giovane gay che in aula ha detto: «Per me era un fratello. Più di un fratello». Scaricò anche lui e la famiglia, che lo accolsero considerandolo un figlio. A loro raccontò di lavorare da un notaio torinese, tale Montezemolo. Non era vero. Ma lui la sera fingeva lunghe telefonate di lavoro. In una testimonianza surreale è emerso il Gabriele dai mille volti. «Mi disse che faceva il commercialista - ha raccontato Federica Bruno una delle sue ex fidanzate che con Gabriele e Abbattista condivise per più di un mese la casa di Gassino, che Caterina ha avuto in dono dal suo nuovo compagno - Spesso mi portava a dormire da amici poi mi trasferii da lui. Mi fece lasciare il lavoro e mi chiese di occuparmi del suo fratellino». Poi Gabriele e sua madre la misero alla porta «senza neppure darmi indietro le mie cose. Caterina m'insultò pesantemente e i miei effetti personali se li tennero gli Accardi» . «Gli Accardi? E chi sono? », ha chiesto il giudice.«Sì, Gabriele mi disse che questo era il suo cognome»