Falso pubblicitario truffa imprenditori

SALASSASi è presentato in un'azienda di stampaggio di Salassa, millantando contatti con giornali italiani e riviste internazionali, proponendo ai titolari una rassegna stampa di altissimo livello. Ma per la Procura della Repubblica d'Ivrea è solo un truffatore e ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Nei guai è finito il torinese Massimiliano Frasson, 40 anni, accusato di truffa e falsità in scrittura privata. In base alla ricostruzione fornita in aula dai numerosi testimoni convocati, l'uomo assistito dall'avvocata Silvia Tonino, nel 2013 si è presentato nell'azienda salassese come rappresentante di una casa editrice e ha chiesto di poter parlare con i titolari dicendo di poter offrire loro una grande visibilità in Italia ed all'estero, grazie alla redazione ed alla pubblicazione di un articolo in cui venivano illustrati i prodotti "made in Salassa" dell'attività. Al costo di 2.500 euro. I titolari dell'azienda dopo averci pensato un po' hanno accettato anche perché Frasson aveva mostrato loro credenziali di tutto rispetto, avvallate da Confindustria e da altre società di categoria. Ma l'articolo non sarebbe mai uscito da nessuna parte. Qualche tempo dopo l'imputato si sarebbe presentato anche in un'azienda di Agliè riproponendo lo stesso contratto. In questo caso la titolare si accorse che qualcosa non andava ed il raggiro non andò in porto perché la donna non versò il denaro. La vicenda è stata affrontata nell'aula del tribunale di Ivrea, venerdì 19 gennaio, dove il pubblico ministero Michela Bedognè, ha chiesto la condanna a nove mesi di reclusione. Il giudice Claudia Colangelo ha rinviato il procedimento per repliche al 16 marzo, quando verrà pronunciata la sentenza di primo grado.(e.a.s.) OZEGNAIl sindaco di Ozegna, Sergio Bartoli è stato convocato in tribunale con il ruolo di testimone per una vicenda legata alla sua attività imprenditoriale legata alla ristorazione di qualità, conosciutissima in tutto il Canavese. Fino a qualche anno fa lo storico ristorante e pizzeria Monnalisa - di cui ora è l'unico proprietario - aveva due soci, Bartoli appunto e Nicolò Macaluso.Proprio quest'ultimo è stato rinviato a giudizio con l'accusa di truffa poiché avrebbe firmato delle cambiali a nome anche di Sergio Bartoli che però non sapeva assolutamente nulla. Una vicenda molto delicata e di cui non è stato reso noto l'ammontare totale del danno, ma si aggirerebbe tra i 20mila e i 30mila euro. Il pubblico ministero Roberta Bianco ha chiesto la condanna di Macaluso a 8 mesi di reclusione. Il giudice Ludovico Morello, ha però rinviato la sentenza di primo grado a venerdì 26 gennaio. Pochi minuti prima in aula ha testimoniato un fornitore: «Ho una azienda che vende caffè. Tra i miei clienti ci sono vari bar e ristoranti tra cui il Monnalisa. Nel 1999 avevo prestato del denaro ai titolari con i quali avevo fatto una scrittura privata. Avevamo concordato delle rate mensili per il rientro del debito, ma quasi mai venivano rispettate. A volte i soldi non mi venivano dati e altre volte solo parzialmente. Nel 2011 Macaluso mi aveva dato delle cambiali per rientrare di quel debito contratto dodici anni prima, alcune delle quali erano firmate anche dall'altro socio». A testimoniare nell'aula del tribunale di Ivrea anche la perita calligrafa Rosanna Ruggeri, che è stata nominata dalla Procura della Repubblica, che ha redatto una relazione sulla calligrafia delle due firme poste sulle cambiali, per valutare se davvero Bartoli non ne sapesse nulla: «Mi sono state consegnate trentasei cambiali ma solo sedici recavano entrambe le firme. La mia attenzione si è ovviamente concentrata su quelle. Ho visionati vari manoscritti del signor Bartoli e varie firme ed è emerso che la scrittura sulle cambiali non era la sua. Ciò è stato possibile appurarlo grazie a numerosi dettagli del tratto. Poi ho analizzato la scrittura del Macaluso e mi è apparso subito chiaro che entrambe le firme erano state apposte da lui».Erica Aimone Secat