Di Maio sfida i partiti «Ecco il programma»

di Gabriella CeramiwPESCARALa sala esplode in un applauso quando Luigi Di Maio annuncia i candidati M5S alle prossime elezioni. In versione presentatore, vestito blu, cravatta e microfono in mano, il candidato premier chiede al comandante Gregorio De Falco, al presidente del Forum Disabili Vincenzo Zoccano, al giornalista Emilio Carelli e al presidente Adusbef Elio Lannutti di raggiungerlo sul palco. Il giornalista Gianluigi Paragone è invece in collegamento telefonico. Nella sala conferenze della Fabbrica delle Idee di Pescara, dove ieri si è conclusa la scuola di formazione grillina, il capo politico davanti a mille e quattrocento attivisti, ha illustrato anche i punti del programma di governo con tanto di slide con il logo "Luigi Di Maio presidente". È su questi venti punti, che vanno dall'abolizione dell'Irap per le piccole e medie imprese al calo dell'Irpef per il ceto medio, che il candidato premier chiederà il voto alle altre forze politiche se dovesse ricevere l'incarico per formare il nuovo governo: «Da qui io lancio una sfida a tutti i partiti: come fate a non essere d'accordo con le nostre proposte? Dovreste spiegarlo». In prima fila c'è Davide Casaleggio, assente invece per la prima volta a un evento così importante Beppe Grillo: «C'è stato un tempo in cui una sola persona poteva riunire» un grande numero di persone ed era «Beppe Grillo che sarà sempre una parte fondamentale del Movimento», sottolinea Di Maio. Parole che danno la cifra non di un addio da parte del co-fondatore, ma di certo di un distacco per lasciare spazio al nuovo corso del mondo pentastellato che guarda a Palazzo Chigi e gli attivisti gridano «presidente, presidente» non appena vedono Di Maio entrare in sala. Il candidato premier si è comportato da leader di partito, come colui che ha atteso il gran finale per farsi applaudire senza concedersi prima. Poi Di Maio dice ancora: «I nostri 300 candidati ai collegi uninominali faranno tremare i polsi agli altri partiti. In questi giorni alcuni esponenti di altri partiti hanno chiamato i nostri candidati supplicandoli di non farlo perché altrimenti li costringeranno a fare brutta figura». È una forza politica meno anti-Ue, certamente più vicina ai partiti tradizionali e molto concentrata sulla detassazione quella che vien fuori dall'ex Aurum di Pescara. Nel programma non c'è, ad esempio, quel referendum sull'euro che, fino a qualche mese fa, era "minacciato" da più di un big del Movimento. C'è, invece, la promessa di ridurre di 40 punti il debito pubblico e di fare investimenti ad alto moltiplicatore sforando il tetto del 3% del deficit/Pil. «Ma non vogliamo rompere con l'Europa», assicura Di Maio lanciando, sul piano economico, l'abolizione dell'Irap per le Pmi, la riduzione dell'Irpef per il ceto medio e una soglia della "no tax area" aumentata a 10mila euro. Le coperture? Saranno dettagliate nei prossimi giorni, spiega Di Maio assicurando che con diverse misure, come il taglio agli sprechi («i cui siamo la dimostrazione vivente», sottolinea) e l'eliminazione dei finanziamenti a pioggia per le imprese, i soldi si troveranno. Il leader si mantiene prudente sull'immigrazione, lancia il potenziamento delle forze dell'ordine e le intercettazioni informatiche, con virus trojan in computer e cellulare, per "i reati di corruzione". E, sul finire del suo intervento lancia lo slogan della campagna M5S: "Partecipa, scegli, cambia" . E, contemporaneamente, nel salotto di Barbara D'Urso Alessandro Di Battista imbastisce la sua campagna parallela: «Non siamo una setta, ma persone perbene» e sulle alleanze «non vogliamo accozzaglie», dice.A Pescara la sala è piena, plaudente, infarcita dei "candidabili" che attendono, da giorni, i risultati delle parlamentarie. Le liste vengono diffuse tardi, a kermesse chiusa, evitando così il prevedibile caos tra vincitori ed esclusi all'interno delle "Frattocchie" pentastellate. Molti parlamentari uscenti alla fine sono stati confermati primi della lista, soprattutto i big, come Roberto Fico, Carla Ruocco, Carlo Sibilia. Luigi Di Maio è capolista nel suo collegio in Campania. Altri non ce l'hanno fatta mentre nuove leve arriveranno. Alla fine la scuola arriva ad una manciata di ore dal distacco del blog di Grillo dal M5S e a due giorni da quella sorta di "bacchettata" data dall'ex comico sulle alleanze. Ma quello di Pescara è soprattutto il Movimento di Di Maio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA