«Campo di calcio solo ai profughi»
MONTALTO DORA Il campo di calcio situato dietro alla chiesa è di proprietà della parrocchia di Sant'Eusebio, che ha deciso di «metterlo a disposizione di tutti, senza fare distinzioni». Cosa che evidentemente indispettisce qualcuno. Così don Nicola Alfonsi, parroco di Montalto Dora, replica a chi, in paese, sostiene che il campo da gioco, una vasta distesa di erba non recintata, sia da tempo monopolizzata, appunto, dai giovani migranti. Questi ultimi, a detta di alcuni cittadini, vi trascorrerebbero interi pomeriggi a giocare a pallone impedendo, di fatto, ai bambini del paese di poter accedervi. Sono trenta i profughi, tutti ragazzi, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, ospitati dalla parrocchia, nella struttura retrostante la chiesa, un tempo adibita a casa di riposo. Un immobile a tre piani che affaccia sul cortile interno. «I ragazzi - ha spiegato don Nicola - durante la giornata svolgono una serie di attività, dai corsi di lingua italiana ai tirocini. Non è vero che occupano il campo di calcio tutto il giorno». Non tutti però sono d'accordo e sui social alcuni montaltesi si sono confrontati sull'argomento. Molti i commenti. «Io non ho assolutamente nulla contro di loro - argomenta una mamma - per tutta l'estate ho portato mio figlio a giocare insieme ad altri bimbi ma a una certa ora si presentano loro e si è costretti a andar via perché altrimenti li stendono con una pallonata». Di fronte a queste osservazione don Nicola ribatte: «La parrocchia mette a disposizione di tutta la comunità un secondo campo da calcetto che, a differenza del primo, volutamente non recintato, è ben delimitato e quindi più adatto, in termini di sicurezza, ai bambini. Accanto al campetto c'è anche il campo da basket. Insomma - conclude - c'è spazio per tutti». La vicenda ha indotto a una riflessione di più ampio respiro che porta inevitabilmente a chiedersi quando il processo d'integrazione nel paese del Cavolo verza sia riuscito. «Direi che i risultati siano ottimi - commenta don Nicola -. I cittadini che hanno avuto il coraggio di avvicinare questi ragazzi e di approfondire la loro conoscenza hanno abbandonato i pregiudizi. Non manca chi critica a priori, pur non sapendo nulla di loro».Paola Principe