Missione in Niger "Sì" dall'esecutivo

La gestione del fenomeno migranti è possibile e l'Italia lo dimostra anche contribuendo alla tenuta e al controllo del territorio di un Paese come il Niger, «una cosa sacrosanta per l'interesse italiano» in uno dei maggiori luoghi di transito per coloro che via Libia tentano poi di attraversare il Mediterraneo. Nella conferenza di stampa di fine anno, il premier Paolo Gentiloni, lo sottolinea rinviando al mittente qualsiasi «strana illazione... spettacolare» sulle motivazioni della missione. E in serata il Consiglio dei ministri trasforma l'annuncio in realtà, dando l'ok alle missioni internazionali, compresa quella diretta a Niamey. Il team di ricognizione è già nella capitale e la nuova missione, che impiegherà alcune centinaia di uomini, partirà col nuovo anno, dopo il via libera delle Camere. L'obiettivo, aveva spiegato il premier nei giorni scorsi è «consolidare quel Paese, contrastare il traffico degli esseri umani ed il terrorismo». E ieri lo ha ripetuto. Rivendicando la politica estera dell'Italia che «non si esaurisce nella partecipazione alle alleanze» ma ha «ben chiaro il nostro interesse nazionale». Un interesse nazionale che - ha aggiunto Gentiloni citando Ciampi - «non significa riscoprire nazionalismo, revanscismi o velleità egemoniche ma essere cittadini italiani ed europei». Il premier ha ribadito così la ricetta italiana che passa per il sostegno all'Africa cui «dobbiamo guardare per le sue opportunità oltre che per i suoi rischi». Per Gentiloni il Niger è «crocevia» dei grandi flussi migratori e dei traffici di esseri umani ma anche terra di basi per il terrorismo jihadista e quindi «abbiamo un interesse italiano evidente nel consolidare la capacità nigerina di controllare il proprio territorio».