I luoghi comuni sugli immigrati

IVREA Dati e statistiche smentiscono luoghi comuni e pregiudizi sulla presenza degli immigrati nelle nostre città. A sostenerlo, numeri alla mano, l'Osservatorio migranti che ha presentato al polo di ha presentato il Dossier statistico immigrazione 2017. Giunto alla ventisettesima edizione, il rapporto, di 480 pagine, analizza nel dettaglio il fenomeno migratorio: dal macrocontesto internazionale ed europeo a quello italiano, declinato nelle differenti realtà territoriali. Analisi affidata all'eporediese Luca Barana del Centro piemontese di Studi africani con sede a Torino: «I dati estratti a luglio 2017 ci dicono che il Piemonte, quinta regione per numero di stranieri residenti, ospita 418 mila 874 immigrati, provenienti da 173 paesi differenti (il 9,5% dell'intera popolazione regionale). Un dato in leggera diminuzione rispetto agli ultimi due anni». Più della metà (219.034) è concentrata a Torino e nella sua provincia. Le comunità straniere più numerose sono quella romena (148 mila 136 soggetti), marocchina (54.964) e albanese (41.578). Completano l'elenco delle dieci collettività più numerose i cittadini cinesi, peruviani, ucraini, nigeriani, moldavi, senegalesi ed egiziani. In campo occupazionale i dati regionali fotografano un quadro sfaccettato e non privo di contraddizioni. Gli occupati sono nel complesso un milione e 811 mila, di cui 33.377 stranieri sono responsabili di imprese individuali, mentre le persone registrate come in cerca di lavoro risultano 187 mila. La dinamica di crescita dell'occupazione regionale (+0,7%) zoppica in confronto al resto del Settentrione, che registra un +1,4%. «I dati emersi dal rapporto statistico - ha argomentato Barana - evidenziano che è inappropriato parlare d'invasione. Altri due luoghi comuni, che il documento ci permette di sfatare, riguardano, il primo, la convinzione che il migrante rappresenti un pericolo per la pubblica sicurezza e, il secondo, che rappresenti unicamente un costo per il nostro Paese. Su scala nazionale, a fronte di uscite per 16,6 miliardi - che coprono i costi dei servizi sanitari, dell'istruzione, della giustizia ecc. - si registrano entrate pari a 18,7 miliardi, tra gettito fiscale e contributi previdenziali». Paola Principe