I piloti scrissero: «Rally pericoloso»

di Mauro GiubelliniwPRASCORSANO«Alcuni punti del tracciato sono pericolosi. Vanno innalzati parametri e misure di sicurezza». Questi in grossolana sintesi i contenuti di una lettera che il 25 maggio scorso il Comitato spontaneo piloti automobilistici, scriveva a Prefettura, Questura, Procura e Città metropolitana. Due giorni dopo, il 27 maggio, a Coassolo, durante la seconda prova speciale del 32°Rally Città di Torino», un'auto in gara uscì di strada travolgendo e uccidendo un bimbo di 6 anni, Aldo Ubaudi, e rischiando di sterminare la sua famiglia: papà, mamma e i due fratellini più piccoli. In un linguaggio tecnico e burocratico i piloti all'epoca scrivevano: «Una possibile violazione di legge che comporterebbe, in caso di sinistro stradale dei partecipanti alla manifestazione sportiva, possibili problematiche con risvolti penali che si possono poi ripercuotere a tutto il mondo dell'automobilismo sportivo». E ancora: «Preoccupati sia per l'incolumità dei partecipanti che dell'eventuale pubblico presente, che una manifestazione di tale calibro richiama, siamo certi di un vostro fattivo interessamento al fine di porre in essere tutte le misure di sicurezza previste per scongiurare eventuali infelici eventi». Il resto è storia. Anzi, dramma. Un bambino morto. Due famiglie distrutte. Quella della piccola vittima e quella del pilota della Skoda Fabia S2000, Cristian Milano, 41enne, stimato e conosciutissimo imprenditore di Prascorsano che ancora oggi soffre per l'accaduto e per sempre ne soffrirà. E poi ci sono nove indagati, a vario titolo per la tragedia.«Le indagini, però, non sono ancora chiuse perché sono stati affidati ulteriori incarichi per altre perizie» afferma capo della procura eporediese, Giuseppe Ferrando.E dall'inchiesta emergono aspetti sconvolgenti. Gli stessi piloti sottolineano «l'incapacità dell'intera organizzazione», compresa la Federazione sportiva Aci «di mettere in totale sicurezza le gare». Sul circuito, si legge, «ci si avvale di personale sportivo assolutamente non qualificato da alcun Albo di Stato per l'omologazione del percorso». E i tracciati «non sono compatibili per bolidi da 300 cavalli che vanno ben oltre i 90 chilometri orari, non rispettando una prescrizione del Ministero degli Interni». «Non dico nulla anche perché c'è un'indagine della Procura in corso» ha tagliato corto Mario Ghiotti, patron della Rally Team Eventi ricordando che «l'incidente è avvenuto in un'area inibita al pubblico». Decisivo sarà anche il video che spiega metro per metro la dinamica della tragedia.