Soffocato nel sonno La sorella: «L'ho ucciso»

CASTELLAMONTE Ha ucciso il fratello, col quale viveva in una bella villa sulla collina di Spineto, popolosa frazione di Castellamonte. Protagonisti di questo dramma della disperazione (entrambi soffrivano di depressione) sono Cristina Mattioda, 64 anni, insegnante di inglese all'istituto 25 Aprile di Cuorgnè, e Mauro Mattioda, ex geometra in pensione, di quattro anni più giovane.Nella notte tra venerdì e sabato, mentre il fratello dormiva, la donna gli ha stretto al collo un sacchetto di plastica, soffocandolo. Poi, ha inviato un messaggio con il telefonino a un'amica di famiglia, confessandole ciò che aveva fatto.È stata quest'ultima, il mattino seguente, dopo aver letto il messaggio, a contattare, preoccupata, i carabinieri che nel giro di pochi minuti, intorno alle 7.30, sono arrivati davanti al portone della casa, in località Belvedere. «Mio fratello soffriva di depressione», avrebbe detto ai militari dell'Arma Cristina Mattioda, sottolineando un rapporto complicato, burrascoso, probabilmente logorato nel tempo. Quando gli investigatori sono entrati nella villa non hanno potuto far altro che constatare il decesso dell'uomo. Mauro Mattioda era steso sul letto, ancora col sacchetto di plastica stretto attorno al collo. Un primo esame esterno del corpo della vittima fa ipotizzare che il decesso possa essere avvenuto intorno alle quattro del mattino. Cristina Mattioda avrebbe, dunque, vegliato per alcune ore il corpo del fratello, fino all'arrivo dei carabinieri. Portata nella caserma di Castellamonte, è stata interrogata alla presenza del legale d'ufficio, l'avvocato Marco Morelli, del capitano della Compagnia di Ivrea, Domenico Guerra, e del pubblico ministero, il sostituto procuratore della Repubblica di Ivrea, Lea Lamonaca. Intorno alle 19, è arrivato anche l'avvocato Franco Papotti, il difensore di fiducia nominato dalla famiglia, che ha preso le consegne dal collega Morelli. Poi, Cristina Mattioda, che è indagata per omicidio volontario, è stata trasferita al reparto sanitario del carcere delle Vallette di Torino. Tra lunedì e martedì dovrebbe esserci l'udienza di convalida dell'arresto davanti al gip. «È una vicenda che presenta lati delicati che meriteranno approfondimenti» riferisce, sinteticamente, l'avvocato Franco Papotti. Che cosa abbia indotto Cristina Mattioda a uccidere il fratello, e perché abbia scelto quel modo, resta da chiarire. Durante l'interrogatorio, sarebbe emerso, prima ancora della confessione dell'omicidio al magistrato uno profondo stato di malessere e di profondo disagio della donna, che avrebbe alternato fasi collaborative ad altre in cui si sarebbe chiusa nel silenzio. Un atteggiamento, questo, determinato probabilmente dalla condizione psicologica in cui, ora, la professoressa si trova.Mauro Mattioda, classe 1957, era un geometra in pensione che viene descritto come un uomo molto riservato, separato, con due figli che vivevano lontani. Cristina Mattioda, docente di inglese al 25 Aprile all'istituto di Cuorgnè aveva conosciuto quello che poi sarebbe diventato suo marito, Giacinto Trupiano, insegnante anche lui, di una quindicina d'anni più grande. Vedova da poco più di un anno, ha una figlia. In passato, è stata anche una grande sportiva, insegnante di tennis, ma anche amante della pallavolo, che aveva praticato. Una vita sociale, dunque, amicizie, affetti, che eventi dolorosi avevano finito per vanificare.Spineto, dove la notizia dell'omicidio si è diffusa nella mattina di sabato, è sotto shock. Nella frazione di Castellamonte, i fratelli Mattioda vengono descritti come persone estremamente educate, religiose, ma riservate, schive, tant'è vero che avevano deciso di vivere insieme, in quella villa apparentemente isolata, ma che di fatto, per la scelta di entrambi, lo era diventata a tutti gli effetti.Il corpo di Mauro Mattioda, portato all'obitorio dell'ospedale di Cuorgnè, è a disposizione della Procura della Repubblica di Ivrea. Oggi (lunedì 13) sarà affidato l'incarico al medico legale per eseguire l'autopsia. La villa sulle colline di Spineto è stata posta sotto sequestro per consentire ulteriori accertamenti. Ci sono particolari che vanno chiariti, ma è soprattutto il quadro psicologico che andrà indagato, sviscerato, per mettere a fuoco la personalità di entrambi i Mattioda, le sofferenze, il male di vivere che li tormentava da tempo.Sandra Torasso