Antimafia, bacchettate dal Colle

ROMA La vertenza Ilva, ferma da 9 giorni dopo che il ministro Carlo Calenda lunedì scorso ha aggiornato il tavolo a «data da destinarsi», è approdata in Parlamento con un'audizione dei leader sindacali in commissione Industria al Senato. Oggi si replica in commissione Lavoro e una terza audizione è calendarizzata alla Camera per domani. Nel frattempo il segretario del Pd Renzi incontrando gli operai di Sgl Carbon a Narni ha attaccato: «Ci stiamo consegnando mani e piedi agli stranieri: bene se investono ma i posti di lavoro devono essere mantenuti in Italia». Parole che confermano la linea del ministro Carlo Calenda. Un tavolo «difficile e in salita» dicono i sindacati che, davanti ai senatori della commissione industria, non hanno celato il loro sconcerto per la procedura. «Vogliamo tornare al tavolo, ma la trattativa deve essere libera, senza condizioni» è in sintesi la linea comune. E soprattutto i sindacati vogliono finalmente conoscere il piano industriale.di Nicola CordawROMA Codice antimafia costituzionale ma da correggere: attenzione ai vincoli dell'ordinamento europeo e alle garanzie dei diritti di cittadini e imprese. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella firma la nuova legge approvata alla fine di settembre, accompagnandola però con una lunga lettera inviata al presidente del Consiglio Gentiloni, in cui fa notare alcuni rischi che possono derivare dagli effetti applicativi delle norme. Le novità previste dal nuovo codice avevano suscitato numerose polemiche sulla disciplina della cosiddetta "confisca allargata" per l'equiparazione di reati contro l'amministrazione pubblica, come corruzione e concussione, a quelli di associazione mafiosa. Un aspetto su cui si era scagliata duramente l'opposizione di Forza Italia ma che aveva registrato voci critiche anche nella maggioranza. Dubbi che erano stati messi nero su bianco in un ordine del giorno che impegnava il governo «a mettere in campo tutti gli strumenti che riterrà opportuni ed efficaci al fine di monitorare e verificare l'applicazione della legge». Proprio nel solco di quest'impegno si fondano alcuni rilievi del capo dello Stato che tuttavia ha voluto aggiungerne altri critici. C'è la firma del Quirinale dunque, «non rilevando evidenti profili critici di costituzionalità», con alcune segnalazioni rilevanti, sulle modifiche adottate dal codice che cambiano la normativa precedente. In particolare Mattarella evidenzia come nel nuovo testo non siano state riprodotte alcune ipotesi di reato sul congelamento e la confisca di beni, previste dopo la prima condanna dalla direttiva europea, già adottata in un decreto precedente. A eccezione dell'autoriciclaggio, sono spariti i reati di associazione per delinquere per la produzione e la circolazione di banconote false e l'utilizzo indebito di carte di credito, i delitti commessi con finalità di terrorismo internazionale e reati informatici. Più che una critica di contenuto sembra dunque una bacchettata su come la legge è stata scritta, omissioni altrettanto gravi, e da qui l'avvertimento scattato a verificarne l'effettiva applicazione insieme alle correzioni significative. «Va dunque considerato - si legge, infatti, nella nota del Colle - il grave effetto prodotto dall'impossibilità di disporre il congelamento e la confisca dei beni e dei proventi a seguito di condanna per questi reati». Di qui la richiesta al governo di un nuovo intervento legislativo con cui rimediare «in tempi brevi». Gli uffici di Palazzo Chigi sarebbero già al lavoro per scrivere le modifiche e inserirle in uno dei prossimi decreti. Alla Camera la nota di Mattarella sul nuovo codice antimafia ha provocato qualche imbarazzo, specialmente dopo le polemiche sollevate in sede di approvazione. «Bene i richiami sul monitoraggio delle norme», dice Walter Verini del Pd ma sottotraccia serpeggiano gli scaricabarile con la commissione antimafia che ha costruito i pilastri del nuovo codice. «Il legislatore doveva aggiungere e non togliere» commenta la presidente Rosy Bindi. Legge costituzionale ma con qualche pasticcio, per evitare un nuovo passaggio al Senato che avrebbe mandato in soffitta il codice. La fretta della Camera ha fatto i gattini ciechi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA