Catalani e baschi disertano la festa nazionale spagnola

di Andrea ScutellàwROMAMentre la crisi catalana a lacerare il Paese, a Madrid va in scena la giornata dell'orgoglio spagnolo. La famiglia reale e le forze dell'ordine del Paese iberico hanno partecipato in pompa magna: 3.800 uomini coinvolti tra soldati, membri della Policia Nacional e della Guardia Civil, oltre a 84 veicoli e 78 aerei. È la prima uscita pubblica di Re Felipe, dopo l'intervento divisivo del post-referendum per l'indipendenza. In quell'occasione tutti attendevano una mediazione da parte del monarca, che però aveva parlato solo di «slealtà inaccettabile» da parte delle autorità catalane. La festa nazionale è stata disertata dal presidente della Generalità di Barcellona Carles Puidgemont, ma anche governatore basco Inigo Urkullu e dal leader di Podemos Pablo Iglesias. Quello della «hispanidad» (la "spagnolità"), insomma, sembra essere un concetto davvero poco condiviso lontano dalla Capitale. Hanno disertato la festa nazionale anche cento comuni catalani che hanno rifiutato di piazzare i loro stendardi a chiusura della manifestazione. Il nodo politico resta quello della dichiarazione d'indipendenza di martedì scorso, con immediata richiesta di sospensione, però, al Parlamento catalano, da parte di Puigdemont. Il premier spagnolo Mariano Rajoy, in risposta, ha agitato lo spettro dell'uso dell'articolo 155 della Costituzione, che permetterebbe al governo centrale di sospendere l'autonomia catalana, destituire il governo e indire elezioni immediate. Rajoy ha fissato l'ultimatum per il leader catalano per lunedì. Ma in verità in pochi hanno capito se quella "sospesa" di martedì, possa effettivamente considerarsi una dichiarazione d'indipendenza. Tanto che anche il leader dei socialisti Pedro Sanchez ha chiesto a Puigdemont di chiarire «quello che ha voluto dire» durante il discorso e se «una dichiarazione di indipendenza non c'è stata, allora possiamo aprire un dialogo». «Nessuno - spiega ancora Sanchez -, vuole applicare l'articolo 155 alla Catalogna, ma sembra che l'unico che vuole che si applichi sia proprio Puigdemont». Anche il rappresentante del governo spagnolo in Catalogna, il prefetto Enric Millò ha sostenuto che l'applicazione dell'articolo 155 «non è mai stata l'opzione» di Rajoy, aggiungendo che al primo ministro «non piacciono questo tipo di misure». Puigdemont ha risposto scrivendo su Twitter: «Chiesto il dialogo, rispondono mettendo sul tavolo l'articolo 155. Capito».Le piazze a Barcellona restano ancora calde. Ieri per le vie della città di Gaudì sono sfilati circa 65mila unionisti, che manifestavano al grido di "Puigdemont in prigione". Presenti anche movimenti di estrema destra e gruppi di ultras come Yomus del Valencia e il Frente dell'Atletico Madrid, che sono venuti allo scontro. I Mossos d'Esquadra, la storica polizia catalana che strizza l'occhio agli indipendentisti, hanno identificato una ventina di persone.Perderà la vista da un occhio un uomo di 38 anni ferito dalla polizia spagnola con un proiettile di gomma durante le cariche del primo ottobre, nel giorno del referendum per l'indipendenza. L'intervento della Guardia Civil e della Policia Nacional ha causato oltre 900 feriti e contusi nel giorno della crisi più grave in Spagna dalla fine del franchismo. Anche l'organizzazione internazionale che monitora l'applicazione dei diritti umani Human rights watch ha denunciato «un uso eccessivo della forza» da parte delle autorità di Madrid che hanno «usato la violenza contro manifestanti pacifici». ©RIPRODUZIONE RISERVATA