Svaligiati 2 assicurazioni e 10 appartamenti

CHIVASSOQuasi un milione di euro di refurtiva recuperata tra gioielli in oro e argento, orologi di marca, biciclette, contanti e persino un violino. Ottantacinque furti (quelli accertati) in uffici e in appartamenti; 28 persone legate alla mafia georgiana, appartenenti al clan Kutaisi, arrestate a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata ai furto in abitazione, ricettazione. L'organizzazione aveva un alloggio utilizzato come palestra dello scasso nel centro di Torino e un magazzino a Reggio Emilia in cui veniva stoccata la merce rubata da inviare poi in Georgia. È il bilancio in cifre di Never peace, la maxi operazione dei carabinieri della compagnia di Chivasso, condotta con la collaborazione dell'Interpol di Roma, coordinata dal pm Roberto Sparagna della Procura di Torino, partita all'inizio del 2016, dopo due colpi ai danni di agenzie di assicurazioni, la Unipol e la Toro assicurazioni con sede nel centro di Chivasso, (che avevano fruttato complessivamente poco meno di ventimila euro) e in una decina di appartamenti, situati in eleganti condomini della città. Altri furti, con le stesso modus operandi, cioè con l'utilizzo di un set di chiavi bulgare, si sono susseguiti per diciotto mesi a Settimo Torinese, San Mauro, Venaria, Torino. Ed ancora a Vigevano, ad Alessandria, nel Cuneese e nel Savonese. Ad agire era sempre il commando di georgiani, che come base aveva scelto alcuni alloggi a Torino. Qui conducevano una vita riservata, tutta casa e furti. I dettagli dell'operazione raccontano di un gruppo criminale addestrato al furto e al silenzio, in stile "educazione siberiana", che per agire non aveva bisogno di armi. Il gruppo era diviso in due squadre: la prima studiava l'obiettivo e segnava gli alloggi o gli uffici da ripulire; la seconda li svaligiava. Con il set di chiavi bulgare aprivano ogni tipo di serrature, anche le porte blindate e le casseforti. La merce rubata poi seguiva due strade: i soldi venivano utilizzati subito: la maggior parte della merce veniva recuperata da una coppia di corrieri, (marito e moglie) anche loro georgiani che la stoccavano in un magazzino di Reggio Emilia. Da qui i vari oggetti, proventi di furto. venivano spediti in Georgia, nelle casse del clan per mantenere le famiglie e gestire l'organizzazione che ha diramazioni in tutta Europa. Tra loro gli arrestati (due erano in Germania) si salutavano sempre dicendo: "peace", pace. I carabinieri ci hanno aggiunto never, mai. Ovviamente il "mai pace" è riferito alla banda di georgiani. (l.m.)