Rivara abbraccia don Riccardo Florio

RIVARA«Dedicherò grande attenzione ai ragazzi, ho tante idee da portare avanti con loro«. E' pieno di energia don Riccardo Florio, 53 anni, arrivato da pochi giorni a Rivara, dove sarà parroco del paese. Il passaggio di consegne ufficiale, è avvenuto sabato scorso, 9 settembre. A partecipare alla funzione religiosa, che si è svolta nella parrocchiale di San Giovanni Battista e Bartolomeo tutte le autorità cittadine, il sindaco Gianluca Quarelli, il comandante della stazione carabinieri Adolfo Pellegrini, che hanno accolto con gioia il sacerdote originario di San Severo in provincia di Foggia. La parrocchia prima di don Riccardo era amministrata da don Raffaele Paradiso, scomparso prematuramente a soli 58 anni, pochi giorni prima del Natale 2016. «Per me Rivara non è un paese sconosciuto - prosegue il sacerdote - cinque anni fa, quando ero ancora studente al seminario, ero venuto per fare un progetto con i ragazzi del paese. Era stata una bella esperienza. È stato emozionante vedere alcuni di loro decisamente più grandi oggi. Credo che proprio loro devono ricevere la nostra massima attenzione. Spero di poter ricreare un buon gruppo in oratorio. Si tratta di un lavoro lungo e che ha bisogno della continuità che solo ragazzi di differenti età possono dare». Una vocazione tardiva quella di don Riccardo che prima di ricevere la chiamata ha lavorato per 25 anni come informatico: «Ho ricevuto la chiamata da grandicello, ma ho avuto la fortuna di conoscere parroci straordinari, che mi hanno insegnato moltissimo. Sono arrivato a Torino nel 1982, qui ho cominciato a lavorare. Qualche hanno fa sono entrato in seminario. Ho già prestato la mia opera nelle parrocchie di Santena e Cambiano, ma questa è la mia prima esperienza come parroco. Sicuramente metterò la mia esperienza lavorativa, al servizio della gente soprattutto dei ragazzi. Anche se le giovani generazioni sono molto preparate. Io gli darò qualche consiglio. Sarebbe bello creare un sito per diffondere le iniziative delle parrocchia. Attualmente esiste solo una pagina Facebook. Ma non voglio essere io a gestire questi spazi virtuali, voglio che lo facciano i miei parrocchiani. In questo modo se dovessi essere trasferito, saprebbero da soli come portare avanti il progetto. Ma prima di tutto ciò però, voglio dedicare il mio tempo qui, a conoscere i parrocchiani. Le loro necessità saranno alla base del mio lavoro». (e.a.s.)