Medici Senza Frontiere accusa l'Europa

di Andrea ScutellàwROMA«In Libia ho visto l'incarnazione della crudeltà umana al suo limite estremo». La presidente internazionale di Medici Senza Frontiere (Msf) Joanne Liu scandisce bene queste parole in conferenza stampa a Bruxelles, dopo aver firmato insieme al suo omologo italiano, Loris De Filippi, una lettera che accusa i governi europei di alimentare «il business della sofferenza in Libia». Reduce da una visita nel "campo ufficiale" di Tripoli, in cui sono rinchiuse le persone "salvate" dalla Guardia costiera libica, che ha recentemente dichiarato la sua zona di ricerca e soccorso in mare, Liu ha riportato storie di torture, violenze e abusi sessuali. «C'era una donna incinta che veniva costretta a stare nel mezzo del cortile su un solo piede sotto il sole. Fino a quando cadeva a terra stremata». Ma è stata proprio la donna a confidare alla presidente dell'organizzazione che la sua storia non è la peggiore. «Un uomo è stato appeso con le mani in alto e picchiato di fronte a tutti - racconta ancora - Poco dopo i carcerieri hanno preso la moglie incinta e l'hanno stuprata in un'altra stanza». I centri di detenzione libici sono quei luoghi dove le persone non hanno più la forza di urlare, ma guardano la presidente di Msf con gli occhi della disperazione e le sussurrano: «Portami fuori di qui». L'analisi politica dell'organizzazione non governativa è impietosa: «La riduzione delle partenze dalle coste libiche è stata celebrata come un successo nel prevenire le morti in mare e combattere le reti di trafficanti. Ma sappiamo bene quello che sta accadendo in Libia. Ecco perché questa celebrazione è nella migliore delle ipotesi pura ipocrisia o, nella peggiore, cinica complicità con il business criminale che riduce gli esseri umani a mercanzia nelle mani dei trafficanti». Da parte dell'Unione Europea non arrivano smentite. Anzi la Commissione Ue, per bocca della portavoce Cathrine Ray ammette di essere «consapevole» delle «condizioni inaccettabili, scandalosi e inumane» di alcuni campi di detenzione libici e spiega di voler essere al fianco delle «organizzazioni internazionali per proteggere i migranti». «Non siamo ciechi - ha detto Ray - vogliamo cambiare la situazione», ha aggiunto. I fatti però raccontano un'altra storia: da quando la Guardia costiera libica ha dichiarato la sua zona di ricerca e soccorso, le navi delle ong nel Mediterraneo sono dovute arretrare di molto e i migranti vengono di fatto recuperati dai militari di Tripoli e portati nei centri di detenzione. I volontari di Proactiva open arms hanno riferito di un episodio in cui i libici hanno aperto il fuoco contro la loro nave. Proprio per i pericoli che ora corre l'equipaggio, Medici senza frontiere ha sospeso le attività di salvataggio, Save the children le ha solo recentemente riprese e il Moas, la prima ong a rispondere al grido d'aiuto dei migranti in mare, ha annunciato che lascerà il Mediterraneo. «Chi è davvero complice dei trafficanti: chi cerca di salvare vite umane oppure chi consente che le persone vengano trattate come merci da cui trarre profitto?» chiede retoricamente Msf nella sua lettera alla Ue.Nel frattempo, il primo ministro italiano Paolo Gentiloni interviene sulla questione migrazioni da Lubiana, durante una visita in Slovenia: «I risultati sull'immigrazione si vedono - afferma, precisando in seguito - nel senso della riduzione degli sbarchi e dei flussi migratori». Il presidente del Consiglio benedice poi la decisione della Corte di giustizia Ue di respingere i ricorsi di Slovacchia e Ungheria contro i ricollocamenti dei richiedenti asilo: «Le decisioni vanno rispettate e nel merito il principio di solidarietà che era alla base della decisione presa sulla procedura, è stato confermato».©RIPRODUZIONE RISERVATA