Picchiano profugo e postano il video Minori denunciati

Aggredito, deriso, picchiato da un gruppo di bulli, in pieno giorno ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria. È la disavventura vissuta da un richiedente asilo di 19 anni, proveniente da un paese del Corno d'Africa, e poi postata su Facebook, in un video rimosso, ma prima diventato comunque virale. Il giovane, spintonato e gettato a terra da uno dei bulli, è finito in ospedale per un lieve trauma cranico. Due 17enni sono stati denunciati per l'episodio, avvenuto l'8 agosto, ma venuto alla luce soltanto ieri. Il picchiatore che getta a terra il ragazzo, dopo avere rischiato di farlo finire su un camion, secondo quanto riferito dai carabinieri, è noto alle forze dell'ordine per numerosi precedenti, soprattutto furti.Molti hanno interpretato la cena di Parigi tra Macron, Merkel, Gentiloni e Rajoy come l'avvio di un nuovo motore a quattro dell'integrazione o come il prefigurarsi di una possibile avanguardia pronta ad avanzare maggiormente nell'integrazione. Spero abbiano ragione, ma è importante anche capire che cosa propongono di fare effettivamente e cosa serve all'Europa.I cittadini europei hanno bisogno di investimenti, da cui dipendono crescita e occupazione; di una difesa europea per affrontare le sfide della sicurezza; di una politica europea delle migrazioni, inclusa la stabilizzazione dell'area di vicinato e la politica di accoglienza e integrazione. Tutte le iniziative in queste direzioni sono utili. La trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un Fondo Monetario Europeo che aiuti i Paesi in difficoltà a fare le riforme sotto stretta condizionalità e mantenendo una gestione intergovernativa - e quindi il veto tedesco - al Fondo può servire, ma non è risolutivo. Diverso se il Fondo è gestito da un ministro delle Finanze europeo, se serve anche da garanzia e da leva per emettere titoli europei e realizzare un Piano di investimenti europei, costruendo sul precedente del Piano Juncker ma moltiplicandone la capacità effettiva, contribuendo a riportare gli investimenti al livello pre-crisi.L'avvio della Cooperazione strutturata permanente sulla difesa è un passo importante che dovrebbe essere preso a breve. Ma fondamentali saranno anche gli obbiettivi, le modalità e il mandato di questa iniziativa. Deve avere la prospettiva di creare una difesa comune, magari rafforzando l'Eurocorpo e mettendolo a disposizione permanente dell'Ue, ovvero dell'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza e sotto il controllo democratico del Parlamento europeo. Sui migranti negli anni abbiamo visto che la posizione più lungimirante - e utile all'Italia - è sempre stata quella della Commissione europea, mentre le resistenze sono venute dagli Stati membri. Più la gestione della politica migratoria diventerà una competenza europea gestita con il metodo comunitario, e quindi dalla Commissione, e maggiori le possibilità di affrontare il problema in modo coeso e solidale. Con una gestione intergovernativa le resistenze riaffiorerebbero bloccando tutto. I quattro maggiori Paesi si rendono conto che nessuno di loro può contare sulla scena mondiale. Devono agire insieme, ma il progetto di rilancio è ancora confuso. Macron ha cercato di rilanciare l'asse franco-tedesco, che però non basta a far ripartire l'Europa: ecco così il formato a quattro, che può prendere iniziative, ma deve poi confrontarsi con gli altri Stati membri per arrivare a delle decisioni.Si rendono conto dei fallimenti degli ultimi anni sui temi cruciali, ma invece di attribuirli al metodo intergovernativo di gestione delle crisi, accusano questo o quel Paese, e sperano che riducendo il numero dei posti a tavola tutto si risolva. Rischia di rivelarsi una pericolosa illusione. Creare gruppi diversi su ciascuna politica è pericoloso. I quattro maggiori Paesi possono avere un ruolo di iniziativa e di spinta, ma l'avanguardia può e deve essere l'Eurozona. L'approfondimento dell'integrazione economica e fiscale è indispensabile alla sopravvivenza e al successo dell'Unione monetaria per i suoi cittadini - che si misura in stabilità, ma anche in crescita, occupazione e convergenza. Questo richiede un bilancio dell'Eurozona in capo alla Commissione responsabile di fronte al Parlamento Europeo. Le competenze e i poteri da dare all'Unione per affrontare le sfide contemporanee vanno affidate a queste istituzioni. L'Italia storicamente ha sempre sostenuto il metodo comunitario e le istituzioni sovranazionali, a partire dal Parlamento europeo e dalla Commissione. Oggi più che mai è nostro interesse rafforzarle. @RobertoCastaldi©RIPRODUZIONE RISERVATA