caso hamer
Il fatto che i giudici francesi, nel 1991, abbiano assolto Vittorio Emanuele di Savoia (in foto) dall'accusa di omicidio volontario del 19enne tedesco Dirk Hamer «non significa però» che il principe «sia esente da responsabilità sotto ogni altro profilo, giacché assume pur sempre rilievo dal punto di vista civilistico ed anche etico» che quella morte «avvenne nel corso di una sparatoria a cui partecipò Savoia, al di fuori di ogni ipotesi di legittima difesa». Lo afferma la Cassazione che ricorda che il "sangue blu" intercettato nell'inchiesta "Vallettopoli" del 2006 - nella quale fu assolto - «rese una confessione» sulla vicenda avvenuta 39 anni fa, in Corsica al largo dell'isola di Cavallo dove l'aspirante al trono ha una casa, dimostrando di «conoscere esattamente la dinamica» della vicenda. Occasione di tornare sull'episodio, le motivazioni dell'assoluzione dell'ex direttore di Repubblica Ezio Mauro e del giornalista Maurizio Crosetti dall'accusa di aver diffamato Vittorio Emanuele definendolo «quello che usò con disinvoltura il fucile all'isola di Cavallo, uccidendo un uomo». Se il verdetto di Parigi «non consentì alle autorità francesi di muovere contestazioni ad altro titolo, non per questo - scrive la Suprema Corte - risulta illegittimo, e quindi diffamatorio, ogni collegamento» del Savoia con "l'incidente" di Cavallo (18 agosto 1978) dato che «tale collegamento è pacifico nella sua materialità». Dunque, è espressione di opinione critica «certamente legittima» l'articolo di Repubblica del 2007. Invano Vittorio Emanuele ha invocato il diritto all'oblio: per i giudici un sedicente «erede al trono» non può «dolersi della riesumazione» di una vicenda certamente «idonea» alla formazione della pubblica opinione. FIRENZEHanno un nome i responsabili dell'attentato di Capodanno a Firenze quando un ordigno rudimentale davanti alla sede di una libreria legata all'estrema destra esplose ferendo gravemente l'artificiere della polizia Mario Vece. Polizia e carabinieri hanno arrestato ieri cinque militanti di area anarchica. Le accuse sono tentato omicidio, costruzione, detenzione e porto in luogo pubblico di ordigni esplosivi e danneggiamento aggravato. Nell'ambito della stessa operazione sono stati arrestati altri tre anarchici, presunti autori di un lancio di molotov contro la caserma dei carabinieri di Rovezzano il 21 aprile 2016. Due degli indagati, un uomo e una donna, sono rimasti molte ore sul tetto di un edificio occupato alle porte di Firenze, a Galluzzo, dove gli investigatori li avevano raggiunti per arrestarli; sono poi scesi nel pomeriggio e sono stati fermati anche loro.Le indagini che hanno portato all'arresto degli anarchici sono scattate un attimo dopo l'esplosione della bomba: l'attento sopralluogo della polizia scientifica, durato per quasi 24 ore, ha permesso di estrapolare un campione Dna, rivelatosi poi l'elemento essenziale che ha permesso agli investigatori della digos di chiudere il cerchio. Il Dna, trovato su un frammento di scotch sul luogo dell'esplosione, appartiene a Salvatore Vespertino, 30 anni, nato a Nuoro, ma gravitante a Firenze, considerato colui che ha materialmente costruito l'ordigno. Avrebbe agito assieme a Pierloreto Fallanica, 30 anni, presunto ispiratore dell'azione, Roberto Cropo, anche lui 30enne, Giovanni Ghezzi, 30 anni, e Nicola Almerigogna, 34 anni. Tutti sono stati bloccati ieri mattina, anche per scongiurare il forte pericolo di fuga, visto che vanterebbero contatti con ambienti anarchici sia in Italia che all'estero.L'idea dell'attentato sarebbe maturata nel tempo diventando concreta nel corso di una «cena intima», come viene definita dagli stessi indagati in un'intercettazione, avvenuta alcune settimane prima di Capodanno, il 7 dicembre scorso, a villa Panico, un edificio occupato dagli anarchici a Firenze. Scopo dell'incontro, ipotizzano gli investigatori, sarebbe stato proprio il trasferimento di competenze nella costruzione di bombe, grazie alla consulenza di un anarchico torinese, Roberto Cropo, tra gli arrestati di ieri. Nelle perquisizioni eseguite a villa Panico subito dopo l'attentato, la polizia sequestrò alcuni oggetti, alcuni dei quali di uso comune, analoghi a quelli usati per confezionare l'ordigno di Capodanno. La bomba è stata confezionata con una bomboletta di vernice spray riempita di polvere pirica e collegata a un timer da cucina attraverso fili elettrici. Poteva uccidere, colpendo chiunque, nell'affollata notte di San Silvestro.A farne le spese fu l'artificiere Mario Vece che nella deflagrazione ha perso un occhio e una mano. «Questa operazione - ha affermato il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo - è dedicata all'artificiere Mario Vece». Essenziali anche le intercettazioni telefoniche e ambientali, anche se gli indagati si muovevano con la massima prudenza, senza parlare delle loro"azioni antifasciste" neppure coi compagni di militanza.