Le ambizioni Aprilia «Non siamo tornati per stare a guardare»

di Cristiano MarcacciIn questi 35 giorni avrà sicuramente assistito in televisione ai trionfi di Roger Federer e Federica Pellegrini. Valentino Rossi li avrà applauditi, avrà gioito con e per loro e avrà pensato: «Io come loro? Perché no? Due pietre miliari dello sport che sembravano scalfite e che invece hanno dimostrato di essere sempre al top, dopo essersi gettati alle spalle difficoltà ed eserciti di tuttologi pronti a decretarne la fine. Ebbene, anche la mia fine è lontana e lo farò vedere a tutti».Perché 35 giorni? Perché sono i giorni in cui siamo stati orfani dei rombi della MotoGp, che domenica prossima riprende da Brno, nella Repubblica Ceca, il proprio cammino mondiale dopo la lunga pausa estiva. Con diversi protagonisti in lizza per l'alloro iridato, a cominciare proprio dal "ragazzino" di 38 anni di Tavullia che vuole riempire la casella numero 10 del pallottoliere.A chi si è distratto ricordiamo che Marc Marquez occupa la posizione di leader provvisorio della classifica ma anche che in una manciata di punti ci sono degli inseguitori molto competitivi. Per la gioia degli appassionati e della Dorna (la "padrona" del Circus a due ruote), visto che quello in scena tappa dopo tappa è sicuramente uno dei campionati più avvincenti e incerti degli ultimi anni. A non fidarsi degli avversari più diretti è la stessa Honda, che ha approfittato dello stop per provare un nuovo telaio.Alle spalle del campione del mondo in carica, staccato di soli 5 punti, c'è infatti la Yamaha di Maverick Viñales. Nelle prime nove gare tra i due non ci sono mai state "scintille" in pista ed è più che probabile che le vedremo nella seconda parte del campionato, dalla Repubblica Ceca in poi. Non è ipotizzabile che la "battaglia" tra i due rimanga ancora per molto a distanza. In quarta posizione e a dieci punti dal leader c'è l'altra Yamaha di Rossi, la cui virtù principale continua a essere la costanza di rendimento. Anche se il Vale nazionale è l'unico ad aver collezionato finora una sola vittoria e per assestare la giusta zampata agli altri e mettere la firma sul Mondiale c'è assolutamente bisogno di vincere più spesso.Ma l'Italia che impenna è divisa nei sentimenti e una parte di cuore è certamente riservata al "missile" Andrea Dovizioso, che con la sua Ducati occupa la terza posizione della classifica a sei punti dalla vetta. Con il valore aggiunto che la Rossa di Borgo Panigale è data per favorita sul circuito di Brno, pista tra le più spettacolari e difficili del calendario. Il pilota forlivese è in grande forma e con la sua Gp17 sta facendo sognare, come sta facendo deludere, a pochi metri sotto lo stesso paddock, il pluripagato Jorge Lorenzo, che ormai l'alta classifica la vede col cannocchiale (di 64 punti il suo attuale "gap").In Moto2 tutt'altra storia. Qui c'è un dominatore e si chiama Franco Morbidelli, che dall'anno prossimo passerà in MotoGp. Per lui sei successi in nove gare: ora c'è solo da non distrarsi troppo e non considerarsi campione in anticipo.Fuga anche in Moto3, dove Joan Mir riparte da un cospicuo vantaggio sugli inseguitori. Grazie a ben cinque vittorie ha 37 punti di margine su Romano Fenati, a cui la seconda parte di stagione chiede soprattutto più lucidità e meno errori.©RIPRODUZIONE RISERVATAdi Stefano TamburiniwINVIATO A NOALE (Venezia)Il cuore della scuderia di moto più titolata d'Europa si nasconde dietro vetrate che, sfiorandole con lo sguardo, hanno le sembianze di una semplice concessionaria. All'Aprilia, dietro a quelle insegne, da tre anni hanno cominciato a coltivare il grande sogno di aggiungere il titolo che manca - quello della MotoGp - a un palmares ricchissimo nelle classi minori del Motomondiale e nella Superbike. Qui a Noale te lo fanno capire ancor prima di dirtelo, che non sono tornati in gara per stare a guardare. La politica è quella dei piccoli passi, tipica di terre operose e ingegnose come queste: prima il consolidamento di un progetto, poi i piazzamenti, i podi, qualche vittoria. E dopo? Le idee sono chiare anche se i piedi vengono tenuti bene a terra. Nella Gestione sportiva del marchio "da corsa" dell'italianissimo Gruppo Piaggio, Romano Albesiano guida una squadra di un'ottantina fra tecnici e meccanici: un reparto corse di grande tradizione e all'avanguardia tecnologica, dove ogni particolare non è mai lasciato al caso. Anzi. La pausa estiva non ha certo rappresentato un periodo di ferie. Nei laboratori, nelle officine e ai computer ognuno contribuisce alla crescita di un progetto che è anche una sfida collettiva.Un sesto e un settimo posto, qualche buon lampo. Vi aspettavate qualcosa in più da questa prima parte di stagione?«Siamo contenti di quel che abbiamo fatto ma sappiamo che la strada da fare è ancora lunga. L'obiettivo per questa stagione è avere una moto fra le prime cinque, crescere, stare sempre più vicini agli altri. Il lavoro fatto durante la pausa ci dà grande fiducia».Un sogno dovrete pur averlo.«Sì, quelli bisogna sempre averli. Un podio sarebbe veramente bello».Siete appena a un punto dalla Suzuki nel Mondiale costruttori, pensate di farcela a starle davanti alla fine della stagione?«In questa fase della nostra crescita i punti contano relativamente. Contano tanto quando in ballo c'è un obiettivo concreto. A noi interessa molto di più la crescita progressiva».Siete tornati in MotoGp da tre anni. Il primo è stato un rodaggio, con una moto che di fatto era un Superbike adattata. Anche dopo non è stato semplicissimo.«Il rodaggio è stato importante, ci ha permesso di riprendere confidenza con un ambiente dal quale mancavamo da dieci anni. E in dieci anni è cambiato tutto. Ma dalla scorsa stagione le cose hanno cominciato ad andare come volevamo».Siete l'unico team ufficiale che si appoggia a una scuderia "privata" come quella di Fausto Gresini. È stata una scelta o una necessità?«Non vorrei che si vivesse come un ripiego. Lasciare a Gresini, con il quale ci troviamo benissimo, la parte organizzativa del team ci ha permesso di concentrarci esclusivamente sugli aspetti tecnici della moto e di crescita del progetto. Non va sottovalutato questo aspetto».Pare di capire che c'è una sorta di tabella di marcia di quella che lei chiama crescita.«Certo, entrare nelle prime cinque moto al traguardo quest'anno, restarci stabilmente il prossimo, qualche podio, una vittoria. E dopo il passaggio successivo. Lottare per il vertice».Insomma, tornare a sognare in grande.«Perché non dovremmo? Dobbiamo solo fare un passo alla volta, come stiamo facendo».L'Aprilia è una piccola azienda al confronto dei colossi giapponesi, eppure è il team più titolato d'Europa. Ha fatto benissimo nella Superbike e ha vinto 19 titoli nelle classi minori del Motomondiale, che poi diventano 38 perché si devono aggiungere quelli costruttori. Avete vinto ovunque fuorché nella classe regina.«Nella classe regina è tutto diverso».Essere entrati e usciti non ha certo aiutato. «Sicuramente, ma ogni fase della nostra presenza ha rappresentato qualcosa di unico dal punto di vista tecnico: il motore bicilindrico a V mentre tutti andavano sui quattro cilindri e anche quando abbiamo sperimentato la leggerezza di un motore tre cilindri in linea, con la Rs Cube, mentre altri andavano su quattro, cinque o sei cilindri. Soluzioni che ci permettono di partire da una base solida».E sul piano dei piloti, cosa pensate di fare? Vicino al suo ufficio sono esposte tutte le vostre moto vincenti. Erano di fior di campioni.«Vero. Da noi, a eccezione di Pedrosa e Dovizioso, sono passati e hanno vinto titoli mondiali praticamente tutti i migliori dell'ultima epoca».Qualche nome: Max Biaggi, Loris Capirossi, Valentino Rossi, Marco Melandri, Alvaro Bautista, Roberto Locatelli, Jorge Lorenzo, Marc Marquez. Avete pensato che magari costruire il pilota in casa può convenire?«Adesso dobbiamo concentrarci sulla realizzazione di una moto in grado di vincere. L'eventualità di costruire un pilota in casa potremmo prenderla in considerazione in una seconda fase, semmai. E poi c'è da chiedersi se costa di più pagare il pilota che serve o...»O farlo crescere e poi vederlo correre altrove.«Ecco, magari anche quello. E poi se ci guardiamo in casa uno come Aleix Espargaro ha tutto ciò che serve per poter diventare un top driver».L'altro è un po' più acerbo.«Sam Lowes è un debuttante, ha dovuto affrontare qualche difficoltà in più ma adesso deve fare uno sforzo di crescita». La livrea delle vostre moto di fatto è una grande bandiera tricolore. Un segno distintivo.«Certo, il nostro reparto corse è da sempre qui a Noale. Poi siamo internazionali, nel senso che abbiamo anche stranieri nel nostro team. Ma ci teniamo alle nostre origini, a essere italiani». Il boss della Dorna, Carmelo Ezpeleta, in una recentissima intervista ha detto che l'Aprilia ha dimostrato di essere abbastanza vicina ai team che hanno già vinto. E quindi che può vincere presto.«Lo ringraziamo ed è una testimonianza del lavoro di qualità che abbiamo fatto. Però, ripeto, è solo un passaggio».Ezpeleta ha detto anche di voler portare il Mondiale a 20, poi a 22 Gran premi.«Parliamone. Per la crescita del movimento va tutto bene, ma già adesso con 18 gare e con i test per la metà dei fine settimana siamo in giro per il mondo».Più gare vuol dire anche più soldi.«È una questione di equilibri, dovremo parlarne. Non siamo contrari a prescindere, però dobbiamo soppesare tutto».A proposito di corse: due Gp italiani e quattro in Spagna. Non c'è squilibrio? Un terzo Gp italiano potrebbe starci.«Sarebbe bello un terzo Gp italiano, forse sono troppi quattro quelli in Spagna, ma fino a oggi il pubblico ha ben risposto ovunque».Merito dello spettacolo, ma anche di un personaggio come Valentino Rossi che da solo è gran parte dello show. Ha saputo trascinare intorno alle moto un pubblico che non è solo quello degli appassionati puri. «Quello che colpisce di Valentino è che ovunque vada i suoi tifosi sono sempre la maggioranza. Non è un pilota italiano, è un patrimonio internazionale».È un patrimonio del Motomondiale, meglio tenerselo stretto.«Sì, ma dobbiamo anche dire che la sua lunga carriera ha permesso di fidelizzare intorno alla MotoGp un pubblico che nel frattempo ha avuto modo di apprezzare anche la spettacolarità delle gare».Rossi può farcela a vincere il decimo Mondiale?«Sì, Valentino è uno che ogni giorno che passa è sempre lì con la stessa passione di sempre, con la voglia di allenarsi, di migliorare».E il decimo titolo sarebbe un bene anche per tutto il movimento?«Sì, indubbiamente. Anche se poi il "dopo" sarebbe ancora peggio dal punto di vista della gestione di una MotoGp senza Rossi».Nel frattempo si riparte con quattro piloti in dieci punti. Di fatto si ricomincia da capo. Fra Marquez, Viñales, Dovizioso e Rossi chi ha più chances?«Sono tutti piloti di qualità. Credo che Marquez abbia quel qualcosa in più in grado di fare la differenza, ma c'è equilibrio».Le vittorie fanno vendere più moto? «Non ci sono riscontri certi. Però l'impegno nelle gare più ad alto livello costringe le scuderie a fare ricerca, a sperimentare e molte delle soluzioni tecniche trovate per le moto da competizione poi finiscono su quelle da strada. Vincere aiuta a lavorare con maggiore entusiasmo».Qui intorno se ne vede tanto, anche girando fra i meccanici e i tecnici. Parlando con loro si percepisce la voglia di non esserci tanto per esserci. (La risposta viene preceduta da un sorriso) «Certo, non siamo tornati per stare a guardare».©RIPRODUZIONE RISERVATA