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ROMALe organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi dei migranti nel Mediterraneo bocciano il codice di condotta proposto dal Viminale: diversi i punti contestati. Gli esponenti delle ong si vedranno nelle prossime ore per concordare emendamenti da proporre e venerdì ci sarà un nuovo appuntamento al ministero, che è comunque deciso a non andare per le lunghe. Intanto non si ferma la conta dei morti: 13 cadaveri sono stati trovati su un gommone davanti alle coste libiche, a bordo si trovavano altri 167 migranti. Tra le vittime, hanno riferito gli operatori della nave Proactiva dell'ong spagnola Open arms, ci sono anche donne incinte e madri. È stato Mario Morcone, capo di gabinetto del ministro Marco Minniti, a presiedere ieri la riunione con le ong, presenti anche rappresentanti di Farnesina, Guardia Costiera e Guardia di Finanza. Il prefetto ha illustrato il decalogo vistato dalla Commissione europea, che mira a stabilire, secondo le indicazioni di Minniti, «regole chiare» per le navi impegnate nei soccorsi in mare, responsabili del salvataggio di oltre un terzo dei migranti arrivati in Italia quest'anno: si va dal divieto di entrare nelle acque libiche a quello di trasbordare i salvati su altre navi, dalla possibilità di far salire a bordo la polizia giudiziaria alla certificazione che attesti l'idoneità della nave a fare attività di salvataggio. Come già emerso nelle settimane scorse, le ong - con diverse sfumature - non hanno digerito diverse regole, polizia sulle navi e trasbordo vietato in primis. Tra le più dure la tedesca Sea Watch. Il codice, ha spiegato al termine della riunione Sandra Hammamy della ong, «è contro le leggi marittime in molti punti: l'Italia è stata lasciata sola dall'Unione Europea su questo tema, ma non è giusto incolpare le ong che sono l'anello debole della catena. Noi - ha sottolineato - portiamo i migranti in Italia invece che a Malta o in altri porti perché ce lo indica il centro di coordinamento marittimo della Guardia Costiera di Roma. Non accetteremo la polizia a bordo, siamo un'organizzazione umanitaria, salviamo vite». Hammamy ha poi contestato l'ipotesi di una chiusura dei porti italiani per chi non firma il codice. Gunter Koertel, di Sea Eye, ritiene «molto, molto difficile trovare un punto d'accordo in tre giorni». Più ottimista Save the children, secondo cui «è necessario proseguire il dialogo con tutti gli attori coinvolti, nella più grande lealtà e trasparenza», mentre Medici senza frontiere ha rilevato «elementi di ambiguità» e ha auspicato «che inizi un vero processo di consultazione». Le trattative con le ong per arrivare a una posizione condivisa continueranno ma il negoziato non andrà per le lunghe. Il testo proposto potrà essere integrato venerdì con le richieste delle organizzazioni, ma senza stravolgimenti. E chi non firma - è la linea del ministero - ne sopporterà le conseguenze. È stata prorogata intanto fino al 31 dicembre 2018 l'operazione Ue anti-trafficanti Sophia, con il mandato rinnovato e un'apertura alle richieste italiane. «In via prioritaria - ha spiegato l'Alto rappresentante Federica Mogherini - inizieremo nei prossimi giorni la revisione del piano operativo per includere nuovi compiti». Tra questi il rafforzamento della «responsabilità condivisa tra gli Stati». È nella revisione del piano operativo che si lavorerà per andare incontro alle richieste dell'Italia, che ha chiesto che i migranti siano condotti nei porti dei Paesi di bandiera della nave che interviene.