Supplenze: 700mila domande, sito in tilt
MILANOL'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato alle principali compagnie telefoniche - Telecom, Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali - sanzioni per un totale di 9 mlioni di euro per aver adottato condotte illecite in violazione delle norme del codice del consumo di recepimento della consumer rights, nell'ambito della commercializzazione a distanza, online o al telefono, o fuori dei locali commerciali di servizi di telefonia fissa e/o mobile. I casi riguardano principalmente la prassi seguita dagli operatori del settore di dare inizio all'esecuzione del contratto procedendo all'avvio del processo di attivazione della linea e/o di migrazione da altro operatore, durante la pendenza del termine di 14 giorni previsto per esercitare il diritto di recesso senza acquisire un'espressa richiesta in tal senso da parte del consumatore. Il codice del consumo prevede invece che l'esecuzione del contratto in detto periodo sia sottratta alla sfera decisionale delle aziende, disciplinandola come un'opzione rimessa alla decisione del solo consumatore che, se interessato, dovrà fare espressa richiesta.Centocinquanta domande al minuto per il cosiddetto modello B, quello che consente agli aspiranti precari di indicare le scuole dove vorrebbero fare una supplenza nei prossimi tre anni, e il sito del Miur è andato in tilt mandando in crisi migliaia di candidati. Il ministero è già corso ai ripari, lo ha confermato anche la ministra Valeria Fedeli («il problema è già stato risolto. Stiamo lavorando h24 per prevenire e intervenire in tempo reale»): è stata introdotta una modifica al sistema di inserimento in modo che il flusso di domande - che interessa potenzialmente una platea di circa 700mila persone - fosse più fluido e ora la situazione si va normalizzando. La scadenza del termine per la presentazione della candidature è stata fissata al 25 luglio. Manca una manciata di giorni e questo ha portato a una superconcentrazione di utenti sul portale dedicato. Si candidano per fare le supplenze brevi. Tra di loro ci sono precari che lavorano da anni nelle scuole e che sono ancora inseriti nelle graduatorie di istituto, abilitati, ma anche una bella fetta di neolaureati che non riuscendo a trovare altri lavori vogliono provare a giocarsi la carta dell'insegnamento. ROMA La riforma delle pensioni targata Fornero ha costruito «un muro» che ha lasciato fuori dal mercato del lavoro le nuove generazioni. Un giudizio duro quello del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ospite di Repubblica Tv non usa mezzi termini: «Considero sbagliate» le politiche di austerità che «hanno innalzato seccamente, di 5-6 anni, l'età». Non c'è stata «gradualità», spiega Poletti. Per riaprire le porte ai giovani, annuncia: «Stiamo valutando possibili interventi sul cuneo contributivo, per abbassarlo» in via «definitiva, non per uno o due anni». Quanto al blocco dell'età pensionabile il ministro ammette che c'è un tema «risorse». Però ci sarebbe la disponibilità ad aiutare, facendo leva sulla «flessibilità in uscita», «le fasce fragili», «chi ha lavori più pesanti», è «disoccupato» o «accudisce disabili».È la stessa strada che invita a percorrere il segretario del Pd, Matteo Renzi: «Noi diciamo di non mettere in discussione la Fornero, ma dare strumenti a quelli che sono stati penalizzati», così da rimediare a «scaloni» all'uscita «troppo forti». Il modello dell'Ape social appare come quello più gettonato per fare "sconti". Servirà, però, ancora tempo per mettere a punto una soluzione. Si fa invece più concreto il taglio permanente sul cuneo contributivo, ovvero sullo scarto che c'è tra quello che paga il datore di lavoro e quello che resta nelle tasche del dipendente. Le ipotesi circolate stimano 15-20 punti di contributi in meno, praticamente un dimezzamento, per tre anni, per i primi contratti a tempo indeterminato a favore dei giovani (fino a un tetto di 3 mila euro l'anno). Seguirebbe poi un decalage ma la misura non si esaurirebbe. La fascia di età non è ancora stata decisa e si oscilla tra le due opzioni 29 o 35 anni. Un intervento simile avrebbe un costo iniziale inferiore al miliardo di euro nei primi due anni, per poi attestarsi, a regime, a 1,5 miliardi. Intanto stanno prendendo corpo gli interventi decisi con la scorsa legge di Bilancio. L'Ape volontaria sarà pronta a «settembre» rassicurano Renzi e Poletti, dopo la prima scadenza sulla versione social (le richieste stanno ancora arrivando e potrebbero finire in una seconda graduatoria). L'Ape volontaria ha avuto bisogno di più tempo visto che nella partita sono coinvolti diversi soggetti, tra cui anche le banche. D'altra parte si tratta di un prestito che va restituito in 20 anni. Quanto all'Inps, è tornato un po' di sereno nei rapporti interni. È stata infatti approvata la nota di variazione al bilancio (budget bocciato a febbraio). Anche se non mancano le osservazioni, tra cui i timori per una spending troppo stringente.