L'epoca in cui la terra era sinonimo di fatica
BOLLENGOInizia in bianco e nero uno dei capolavori di Federico Fellini, "E la nave va", e, dopo aver rapidamente fatto procedere il pubblico a ritroso nel passato, lo cala, con il colore, direttamente nella realtà dell'epoca voluta dalla sceggiatura. Lo stesso si verifica, seppure con altra modalità, con la Festa sull'aia che, con uguale incantesimo, riesce a tradurre nei colori della realtà odierna il bianco e nero di una vecchia fotografia. Ecco allora la mietitrebbiatrice dei nonni, immortalata nei campi di Bollengo durante un'estate di circa settant'anni fa, riprendere praticamente vita, con i nipoti, in mezzo alle spighe di oggi. Sia la mietitura che la trebbiatura, prima che fosse introdotta la meccanizzazione in agricoltura, erano fatte con la sola forza delle braccia e pochi e semplici strumenti quali la falce o il falcetto. Ad esse partecipavano non solo tutti i membri della famiglia, ma anche forza lavoro esterna come i vicini, ai quali si ricambiava il favore, o i braccianti agricoli. «Le prime trebbiatrici - spiega Ramon Caserio - lavoravano con motori a vapore e sia la trebbiatrice che la motrice erano trainati dai buoi. Solo negli anni Trenta apparvero le prime trebbiatrici con motori a scoppio che servivano sia per il traino che per il funzionamento della stessa macchina. Si trattava di macchine molto ingombranti e costose, che venivano spostate, su richiesta, su un' area appositamente predisposta, quando tutti i campi erano stati mietuti. Già nei primi anni del '900, erano diverse le famiglie di Bollengo attrezzate per la raccolta e la trebbiatura del grano. I trebbiatori erano Giuseppino Ugo, Giacomo Gambone, Dario Gambone, Lino Gambone e Giovanni Avignone e ancora oggi i loro discendenti hanno mantenuto la stessa professione agricola». Aggiunge Luca Gambone: «In seguito alla meccanizzazione agricola la mietitura manuale è oggi pressoché scomparsa e le operazioni di mietitura e trebbiatura vengono condotte con l'ausilio delle più moderne tecnologie del settore. La nostra festa è nata proprio con l'intento di rievocare tradizione, usi e costumi legati alla terra di queste realtà canavesane. Il nostro obiettivo, da subito, è stato quello di voler far ricordare alle persone anziane, e fare scoprire e conoscere ai giovani, quei giorni lontani e pieni di sacrifici, mostrando la vita e le fatiche dei nostri antenati che ci hanno permesso di essere quello che siamo oggi».«La mietitura e la trebbiatura del grano - sottolineano Gambone e Caserio - erano una vera festa, anche se esigevano un durissimo lavoro, e costituivano il felice risultato di un impegno lungo, difficile e faticoso, reso ancora più pesante dal caldo afoso del periodo in cui si svolgevano. La Festa sull'aia vuole celebrare quei momenti, anche perché quasi tutti i nostri amici del gruppo organizzatore, come noi, si sentono davvero figli della terra, avendo chi un padre, chi un nonno, chi un avo che la terra l'ha lavorata o la lavora ancora e possedendo ancora, in molti, un'azienda agricola piccola o grande che sia, espressione concreta della nostra cultura contadina. Tutti noi, infatti, serbiamo il ricordo dei racconti dei vecchi, delle loro descrizioni di quei lontani momenti faticosi, ma anche belli. Le operazioni e i riti che la mietitura e la trebbiatura comportavano, l'approccio alle prime macchine, l'ammirata curiosità verso le prime tecnologie moderne che dagli anni Cinquanta a oggi si sono evolute a ritmi di velocità impressionanti, le cene sull'aia, le notti nei fienili. E ancora, nei mesi di settembre-ottobre, le trasferte nelle risaie del vercellese, un esodo per tanti bollenghini che vi si recavano per la raccolta e la trebbiatura del riso. Un mondo scomparso ma che è giusto non far cadere nell'oblio».«Quella per la nostra antica cultura contadina è una passione accomuna realmente tutti noi Amici dell'aia - concludono Gambone e Caserio - che abbiamo fatto nostri i ricordi di quei momenti e per puro divertimento abbiamo deciso di tradurli in una festa. Non abbiamo sponsor, infatti, né godiamo di alcuna sovvenzione: la Festa sull'aia è il frutto del nostro impegno organizzativo nel quale abbiamo coinvolto anche amici e parenti. La gente ha recepito sin dalla prima edizione la genuinità della nostra proposta e volentieri ha trascorso con noi, alla Cascina Gorera e nei campi che la attorniano, tanti momenti piacevoli. E ha continuato a farlo anche negli anni successivi, fino a oggi. Ha infatti apprezzato quanto il nostro impegno sia inclusivo».«Noi - concludono gli organizzatori della Festa sull'aia - vogliamo e accogliamo volentieri tutti: gli anziani che vogliono emozionarsi e ricordare ancora, i bambini che vogliono sapere e sperimentare e quanti desiderano trascorrere un momento sereno e in allegria schietta. Tutti da noi sono davvero i benvenuti». Franco Farnè